Sergio Omassi

Sergio Omassi

Formatore in Comunicazione Efficace, Life Coach
Esperto di linguaggio non verbale


SCRIVIMI, TI RISPONDERÒ PRIMA DI QUANTO TU CREDA
Mercoledì, 19 Aprile 2017 17:01

Dubbi sulla nostra razionalità

Siamo davvero esseri razionali?

irrazionale 500«Il cuore ha le sue ragioni che la ragione non conosce.»
[Blaise Pascal]

Alla domanda “Cos’è l’uomo?”, una delle risposte più classiche è: “L’uomo è un essere razionale”.
Fin dai tempi antichi si è detto che la razionalità è la qualità essenziale che rende la razza umana così dissimile dalle altre specie da meritare di essere inserita in una categoria ontologica diversa rispetto a tutti gli altri esseri viventi.
La nostra capacità di costruire pensieri logici ci differenzia dal resto del mondo animale, dove è l’istinto a farla da padrone.
Ma siamo sempre logici? Abbiamo sempre accesso alla razionalità, oppure in certe occasioni la lasciamo sul comodino?

Sabato, 25 Marzo 2017 10:09

Risonanza e dissonanza emotiva

Designed by FreepikSul piano emozionale, creiamo più "duetti" o "duelli"?

Gli studi sull'Intelligenza Emotiva, iniziati da Daniel Goleman negli anni ottanta del secolo scorso e tutt'ora in una fase molto fertile, stanno cambiando l’approccio al mondo delle emozioni, in maniera lenta ma continua, soprattutto in ambito lavorativo.

Se fino a circa trent’anni fa le aziende misuravano la validità di un candidato secondo i vecchi canoni del QI (quoziente intellettivo), oggi, nelle imprese più evolute e proiettate nel futuro, questa misurazione viene fatta su quello che possiamo abbreviare in QE (quoziente emotivo). In altre parole, si privilegiano i soggetti con spiccate attitudini relazionali come: consapevolezza di sé, gestione di sé, consapevolezza sociale e gestione delle relazioni. Tutte doti imprescindibili, ad esempio, per un leader che sia degno di questo nome.

Martedì, 03 Gennaio 2017 15:50

Le parole killer

padre sgrida figlio

Ho scritto vari articoli in questo Blog sul linguaggio non verbale, essendo una materia che seguo e studio da più di vent’anni, ma per il mio primo articolo del 2017 voglio virare un po’ la rotta e parlarti di alcuni aspetti verbali, spesso sottovalutati nell’ambito della comunicazione interpersonale.
Nessuno ci ha insegnato, né alla scuola dell’obbligo, né all’università – tranne forse in alcune facoltà di psicologia - che esistono parole “killer” capaci di rendere la nostra comunicazione difettosa, o addirittura disfunzionale rispetto all’obiettivo che ci eravamo preposti.
Sono parole che esistono in ogni vocabolario e in ogni lingua parlata nel mondo, parole che di per sé non sarebbero negative ma è l’uso inconsapevole che ne facciamo a renderle spesso tali.
Oggi te ne svelerò alcune, e mi perdonerai se avrai l’impressione di conoscere già quello che leggerai, ma ti invito a domandarti quanto le usi, nella vita di tutti i giorni, con il tuo partner, i tuoi figli, i tuoi collaboratori, i tuoi clienti, i tuoi pazienti, i tuoi superiori.

Il brainstorming è davvero utile al processo creativo?La pratica del brainstorming, ovvero della tempesta di cervelli, è tuttora molto utilizzata nella maggior parte delle aziende strutturate che devono produrre idee.

Nella mia costante curiosità ho fatto una ricerca sulla sua validità ed ho scoperto che la credenza comune a riguardo non è suffragata dalle ricerce che sono state fatte sull'argomento. Il brainstorming è ancora efficace, garantisce i risultati attesi, ovvero la produzione di idee funzionali e operative? Sembra che la risposta sia negativa, ma partiamo dall'inizio.

Cosa significa realmente lo sbadiglio dell'interlocutore mentre parli?Sarà capitato anche a te di notare un sonoro sbadiglio dell'interlocutore mentre stai parlando, raccontando qualcosa, spiegando un concetto.
Sicuramente non l'hai presa bene poiché siamo abituati ad associare lo sbadiglio alla stanchezza, alla noia, al disinteresse.
Forse ti sei fatto un esame di coscienza e hai pensato di essere stato logorroico, magari hai cambiato discorso, oppure ti sei infastidito per quel gesto "poco educato".

Una ricerca del 2008 nata presso la State University di New York, nel distretto di Albany, spiega molto bene perché sbadigliamo.

Cosa ci dicono le scarpe dell'interlocutore?

Anche la scelta dell'abbigliamento e degli accessori che ci portiamo addosso è riconducibile al linguaggio del corpo, poiché esprime delle precise scelte relative a come vogliamo essere percepiti. Sono scelte spesso inconsapevoli che, però, creano impressioni specifiche nell'altro.

Nel 2012 un gruppo di psicologi dell'Università del Kansas ha condotto una ricerca sulla correttezza della prima impressione basata sull'osservazione delle calzature dell'interlocutore.
Fu preso un primo campione di 108 individui, tra i diciotto e i cinquantacinque anni di età, ai quali venne chiesto di fornire le fotografie delle scarpe che utilizzavano di più.
A un secondo gruppo di persone venne chiesto, invece, di osservare le scarpe fotografate e di formulare ipotesi sulla personalità, le caratteristiche sociali e i guadagni dei soggetti, che non potevano vedere e non conoscevano.

Il risultato della ricerca è davvero interessante.

Martedì, 08 Novembre 2016 10:31

Come si può uscire dalla pratica del monologo?

Uscire dalla pratica del monologo“La maggior parte della gente ascolta con l’intenzione di rispondere, non con il desiderio di capire.”
[Arthur Conan Doyle]

Chi di voi ha un profilo facebook ha sicuramente visto, anche più di una volta, questa frase nel suo streaming. È stata postata tantissimo, spesso senza nemmeno citarne la fonte: da molti è stata venduta come farina del proprio sacco, come tantissimi aforismi significativi che girano in rete, ma che non riportano il nome reale di chi ha pronunciato o scritto quelle parole prima di tutti.
Questo pensiero di Doyle è piaciuto tantissimo in generale e ha ricevuto un’infinità di condivisioni, di like, di tweet e re-tweet: ci sono stati mesi in cui personalmente l’ho visto più di una volta nello stesso giorno, postato da persone diverse. Un grande successo trasversale insomma.

C’è da chiedersi per quale motivo, nonostante ci troviamo quasi tutti d’accordo su questa espressione, esistano ancora molti individui che proprio non sanno ascoltare, anzi, sembra che ascoltino se stessi quando parlano.

working motivation 01

Se si ha un perché, si sopporta ogni come.

In una zona arida dell'Africa ci sono tre uomini al lavoro, sotto il sole cocente.
Un bambino si avvicina e, rivolgendosi al primo uomo che sta scavando con una pala nella dura terra, chiede: "cosa stai facendo?"
L'uomo asciugandosi la fronte risponde: "Sto scavando, non lo vedi? Mi pagano per questo."
Il bambino prosegue e si avvicina al secondo uomo, che sta posizionando dei mattoni di fango essiccato uno accanto all'altro e gli fa la stessa domanda.
L'uomo risponde: "Mi pagano per posare dei mattoni in circolo, ed è quello che sto facendo."
Il bimbo continua a camminare e raggiunge il terzo uomo, quello che prepara i mattoni di fango e li posiziona al sole per farli seccare. Anche a lui chiede "cosa stai facendo?"

Mercoledì, 02 Novembre 2016 14:27

Le 12 scuse che ci danno un alibi per comprare

acquisto motivazione 06

Quante volte hai comprato qualcosa per poi dirti "non mi serviva"? In quel momento, che io chiamo il risveglio dall'ipnosi, ti rendi conto che non utilizzerai l'articolo che hai acquistato, o lo userai poco, quindi si accende una sorta di pentimento.

Oggi gli esperti di marketing sostengono che non è vero che compriamo cose che non ci servono: ci servono eccome!

Molte volte abbiamo bisogno di questi acquisti non per il loro utilizzo pratico - che spesso è appunto molto diradato nel tempo - ma per colmare un desiderio concreto, a volte acuto, che non è consapevole e razionale.

L'essere umano ha necessità fondamentali, come quella del cibo, di una dimora confortevole e di qualche vestito essenziale, ma tutto il resto? Nella categoria "tutto il resto", spesso non acquistiamo l'oggetto in sé ma qualcos'altro. E chi si occupa di marketing ci sa vendere proprio quello.

emoticon 01 800L'idea di scrivere questo articolo mi è arrivata quando ho visto, qualche mese fa, una splendida ed efficace campagna creata dall'agenzia francese Rosapark, per l'Associazione parigina Innocence En Danger, attiva dal 1998 contro la pedopornografia online.

I creativi di Rosapark, con un vero guizzo di intelligenza, hanno trovato un modo di attirare l'attenzione dei genitori, simulando le cosiddette emoticon in una forma umana, per sottolineare che oggi nel web e nella messaggistica che lo contraddistingue, queste "faccine" possono creare trappole emozionali.

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