Mercoledì, 14 Giugno 2017 09:55

Le tracce della sincerità In evidenza

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Quali sono i segnali per capire se una storia è credibile?

sincerita 01Sono convinto che avrei molti più lettori per questo articolo se l'avessi intitolato "Quali sono i segnali per capire chi ti sta mentendo?" Non è un caso, infatti, che molti formatori che insegnano il linguaggio del corpo usino formule di questo tipo per reclutare iscritti, sostenendo di saper riconoscere al 100% un bugiardo e di sapere insegnare come scoprirlo.

Personalmente ho sempre cercato di tenermi lontano da simili affermazioni, poichè scoprire chi sta mentendo non è una cosa che ha a che fare con la scienza: sebbene si possano cogliere una serie di indizi, sia sul piano verbale che su quello non verbale, la certezza di menzogna in atto è molto difficile da raggiungere, poiché le emozioni del soggetto possono dar vita a segnali non verbali dovuti a stress generico e non per forza a stress generato dal dire il falso.
Si parlò molto del poligrafo (detto anche macchina della verità), tuttora utilizzato in ambito penale, come uno strumento infallibile quando venne inventato. Questa macchina "registra diverse caratteristiche fisiologiche di un individuo (quali la pressione del sangue, il polso arterioso e la respirazione) mentre il soggetto è chiamato a rispondere a una serie di domande, misurando i cambiamenti emotivi e psicologici in tali misurazioni verificatisi durante l'interrogatorio." (wikipedia.org)

Queste misurazioni fisologiche non tengono conto, essendo elettroniche, del fatto che, ad esempio, un innocente accusato ingiustamente di un reato può avere i medesimi parametri fisiologici di un colpevole, solo per il fatto che la componente di stress generata dal contesto è altissima, mentre chi mente spesso è più facile che riesca a controllarsi. Per questo motivo, nelle indagini serie il poligrafo viene abbinato alla lettura del linguaggio del corpo da parte di professionisti, come Paul Ekman nel mondo reale, o il Dr. Cal Lightman nella serie TV che si intitola LIE TO ME (della quale proprio Ekman è stato Direttore Scientifico).

sincerita 02Lo stesso Paul Ekman, il guru mondiale nella lettura delle microespressioni del volto, nel suo best seller "I volti della menzogna" scrive "Ci sono delle differenze individuali nella capacità di controllare la mimica e certe persone, quelli che chiamo attori nati, lo sanno fare alla perfezione, quando nascondono una certa emozione, presentano microespressioni o espressioni soffocate rivelatrici: l'assenza di questi fenomeni non è quindi prova di verità." Mi sto rendendo conto che potrei scrivere un lungo artcolo solamente sui rischi di sbagliare una diagnosi di menzogna, raccontandoti ad esempio "l'errore di Otello", che spesso porta ad etichettare colpevole un innocente, i cui segnali emozionali vengono malinterpretati, proprio perché sono uguali a quelli del bugiardo.

La motivazione che mi ha spinto a scrivere queste righe, al contrario, è darti alcune indicazioni su come leggere i segnali di verità nell'interlocutore, non quelli della menzogna, nonostante circa il 61,5% delle relazioni tra individui, secondo vari studi comparati, risultino menzognere (Anolli, 2002).

Quando una storia ha i crismi per essere credibile?

Aldert Vrij, Professore di psicologia sociale applicata presso l'università di Portsmouth, nel suo libro (piuttosto costoso) Detecting Lies and Deceit: Pitfalls and Opportunities, individua una serie di segnali che indicano tracce di verità riscontrabili nel verbale.
Vediamone una decina:

01. Verbale non strutturato

Chi sta raccontando una storia vera, a meno che non l'abbia raccontata innumerevoli volte, tende a fare parecchi salti temporali, in avanti o indietro. Chi dice la verità, spesso apre parentesi per fornire ulteriori informazioni generali o per preparare ciò che verrà dopo. Spessissimo, inoltre, il narratore credibile parte dal fondo della storia, dal punto essenziale, per poi costringersi a tornare indietro. La cronologia non viene rispettata, a maggior ragione quando la storia ha un forte impatto emotivo.

sincerita 0302. Maggiori dettagli personali

Chi sta dicendo la verità non teme di condire il suo racconto con dettagli anche insignificanti che lo riguardano, forte del fatto che li ricorderà senza problemi poiché non sono inventati: "Avevo appena terminato di riordinare la scrivania e non vedevo l'ora di bermi una birra ghiacchiata, quando..." Chi mente, al contrario, se ne guarda bene dall'inserire particolari del genere e tende a ripetere la stessa sequenza di fatti. La disponibilità a fornire informazioni aggiuntive è, quindi, un segno di sincerità

03. Riferimenti contestuali

Quando il soggetto posiziona gli eventi entro il contesto della sua vita quotidiana, anziché raccontarli come fatti isolati che sembrano sospesi nel vuoto, è molto probabile che stia dicendo la verità: "Come ogni giorno, dopo essere rientrato dalla consueta passeggiata con il mio cane Bobby, mi fermo a controllare la cassetta delle lettere. Fu in quel momento che..." Questi riferimenti contestuali, solitamente, non compaiono nella versione del bugiardo.

04. Descrizioni emozionali

Più la persona descrive come si è sentita o come ha interagito con altri personaggi chiave, maggiori sono le probabilità che stia dicendo la verità: "Gli chiesi gentilmente di scostarsi un po' per lasciarmi passare e lui sorrise in modo strano, tanto che pensai che volesse attaccare briga. Questa cosa mi fece arrabbiare lo ammetto."

05. Riproduzione dei dialoghi

Sembra che chi mente riporti gli scambi verbali in maniera indiretta. Risulta più probabile trovare verità in "Gli dissi 'Non stai bevendo troppo?'" anziché in "Gli dissi di non bere troppo."

sincerita 0406. Dettagli superflui relativi ad altri

Si tratta di dettagli insoliti, superflui al flusso della narrazione, come: "Aveva una borsa di Vuitton", "Fumava la pipa con un tabacco dolcissimo", "Portava gli occhiali a mezzo naso". Anche questi dettagli sono indice di sincerità.

07. Descrizione dei presunti sentimenti di terzi

Chi racconta una storia vera è facile che si lasci andare all'interpretazione di come si può essere sentito un altro personaggio della storia: "Era ovviamente infastidita, perché alzò il tono della voce."

08. Correzioni e aggiunte

La presenza di piccole correzioni o ulteriori contributi alla narrazione dimostra la buona fede del soggetto: "Stava leggendo il Sole 24 ore, o forse la Gazzetta dello Sport - non riesco mai a distinguere bene questi due giornali - e non parlava con nessuno. Be', a dire il vero lo fece con il cameriere per ordinare il caffè."

09. Ammissione di vuoti di memoria

Chi è in buona fede ammette spontaneamente, nel flusso del racconto e senza alcun problema, di non ricordarsi qualcosa, come alcuni dettagli della storia: "Non ricordo perché mi trovavo all'ufficio postale, ma è proprio lì che la incontrai per caso." Questo criterio, però, non vale se a una domanda diretta il soggetto risponde con un secco "Non ricordo."

10. Dubbi spontanei sulla propria versione

La persona sincera ammette tranquillamente che alcune parti del suo racconto potrebbero essere fuorvianti o ricordate in maniera sbagliata.

Per concludere, non mi stancherò mai di ripetere che è veramente difficile essere certi di aver colto una menzogna. Al di là di collegare mogli, mariti, figli, clienti o colleghi a un poligrafo, esiste un parametro interessante, attuabile meglio con le persone che conosciamo da tempo e usando una semplice osservazione: valutare le differenze di esposizione, di tensione, di posture, di toni della voce rispetto ad altre volte in cui la persona ha raccontato qualcosa di sicuramente vero.

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Sergio Omassi

Formatore in Comunicazione Efficace, Life Coach
Esperto di linguaggio non verbale


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