Martedì, 03 Gennaio 2017 15:50

Le parole killer In evidenza

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padre sgrida figlio

Ho scritto vari articoli in questo Blog sul linguaggio non verbale, essendo una materia che seguo e studio da più di vent’anni, ma per il mio primo articolo del 2017 voglio virare un po’ la rotta e parlarti di alcuni aspetti verbali, spesso sottovalutati nell’ambito della comunicazione interpersonale.
Nessuno ci ha insegnato, né alla scuola dell’obbligo, né all’università – tranne forse in alcune facoltà di psicologia - che esistono parole “killer” capaci di rendere la nostra comunicazione difettosa, o addirittura disfunzionale rispetto all’obiettivo che ci eravamo preposti.
Sono parole che esistono in ogni vocabolario e in ogni lingua parlata nel mondo, parole che di per sé non sarebbero negative ma è l’uso inconsapevole che ne facciamo a renderle spesso tali.
Oggi te ne svelerò alcune, e mi perdonerai se avrai l’impressione di conoscere già quello che leggerai, ma ti invito a domandarti quanto le usi, nella vita di tutti i giorni, con il tuo partner, i tuoi figli, i tuoi collaboratori, i tuoi clienti, i tuoi pazienti, i tuoi superiori.

discussione tra uominiL’avverbio NON

Quando viene usato per esprimere un divieto o un consiglio produce effetti contrari.

Non pensare a un orso bianco! Ti sto chiedendo di NON PENSARE A UN ORSO BIANCO! Voglio che nella tua mente NON APPAIA UN ORSO BIANCO.
Cosa hai visto un attimo fa? Forse un orso bianco?

Con ingiunzioni del genere otteniamo esattamente il contrario, per un semplice motivo: il subconscio non coglie la negazione.

L’avverbio NON è una non-parola: se ti chiedo di NON fare qualcosa, quello che evoco nella tua mente è esattamente l’immagine che vorrei evitare.

NON dovresti andare avanti a leggere. Secondo me quello che ho scritto NON è interessante per te.

Una formula verbale di questo tipo viene tradotta dal subconscio così:
NON dovresti andare avanti a leggere. Secondo me quello che ho scritto NON è interessante per te.

Esattamente il contrario: il tuo istinto ti indurrà a pensare che dovresti andare avanti a leggere, accendendo una curiosità difficile da sedare.

bambino siringaSe il tuo piccolo figlio deve sottoporsi a un prelievo di sangue ed è naturalmente impaurito alla vista di camici bianchi ed aghi, può darsi che tu gli dica:
"Non devi avere paura."
"Non preoccuparti, non ti farà male."
Otterresti esattamente l’effetto contrario. Forse è questo il motivo per cui in molti ambulatori di analisi c’è in sottofondo un concerto di bambini terrorizzati.

Prova a dirgli: "Puoi stare tranquillo, sei molto forte tu" e fai attenzione a come cambiano le cose.

Se dopo il prelievo lo porti a fare colazione in un bar e gli dici: "NON rovesciare il bicchiere di latte"… cosa credi che accada di lì a poco?

Anche quando parli tra te e te, ad esempio per fissare un obiettivo, concentrati sempre su ciò che vuoi, ed evita di farlo su ciò che non vuoi.

Se hai capito il meccanismo, puoi immaginare che effetto potrebbero avere sulla tua motivazione frasi del genere:
"Non voglio essere sfruttata/o dall'azienda per cui lavoro."
"Non voglio più fumare."

"Non voglio ingrassare."
"Non amerò chi mi tratta male."

speaking01L’avverbio VERAMENTE

Meglio evitarlo come rafforzativo.
"VERAMENTE ti ho sempre detto la verità."
"VERAMENTE amo solo te."
"VERAMENTE è un’offerta imperdibile."
"VERAMENTE penso di essere perfetto per questo lavoro."

È una parola che lascia aperto uno spiraglio al dubbio nel subconscio dell’interlocutore:
Se un’offerta è imperdibile, per quale motivo usare dei rafforzativi?
Se ami solo me, che bisogno hai di sottolinearlo?

Le formule A DIR LA VERITÀ / PER ESSERE SINCERO

Credo che chiunque, ascoltando una premessa di questo tipo, si trovi a chiedersi: "...perché di solito non è sincero?"

Nell’ambito della vendita, questa formula è considerata una vera e propria azione da kamikaze:
"Voglio essere sincero con lei, signor Rossi, questo prodotto sta andando a ruba e le consiglio di fare un ordine al più presto."

Piuttosto… morditi la lingua per cinque minuti.

La particella pronominale SI

speaking02

In una riunione il manager dice:
“Si dovrebbe preparare una relazione dettagliata su quanto è uscito da questo incontro”.
Chi si sentirà interpellato secondo te?

Forse meglio dichiarare apertamente:
“Rossi, può occuparsi della relazione su questo incontro per cortesia? Al prossimo che faremo lei avrà già dato e sceglierò un altro collega. Grazie.”

I politici usano spesso questa formula impersonale, per evitare di fare dichiarazioni vincolanti:
“Si dovrebbe combattere l’evasione fiscale” è molto diverso dal dichiarare “Mi impegnerò per combattere l’evasione fiscale”.
Una cena di classe può saltare se ci si limita a dire “si dovrebbe prenotare il ristorante”…

L’avverbio MAGARI

Quando è usato per esprimere una volontà, la annulla.
"Magari vengo anche io a cena."
"Magari riesco a consegnarle la merce per domani."

Questa parola manifesta apertamente una non-volontà.
Alla fine, quell’amico che dice “magari vengo anche io a cena”, è mai venuto a cena?
Forse è più facile che l’abbia fatto colui che, invece, ha detto:
"Se termino presto la riunione, vi raggiungo al ristorante. In ogni caso ti chiamo più tardi."

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Sergio Omassi

Formatore in Comunicazione Efficace, Life Coach
Esperto di linguaggio non verbale


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