Mercoledì, 12 Dicembre 2018 08:36

La legge del più forte In evidenza

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legge del piu forte 01

Possiamo invertire la rotta?

Spesso mi trovo a pensare cose veramente banali, come il fatto che l'umanità sia divisa fondamentalmente in due:

1 - Quelli che si muovono con il cuore e gestiscono il proprio ego, preoccupandosi anche degli altri, di come si sentono, di come farli stare meglio.

2 - Quelli che "prima vengo io", che pensano al proprio interesse e a quello dei propri famigliari (quando va bene), ma per il resto non si preoccupano di come stanno gli altri, o preferiscono non vedere.

Banale ed ovvio, ma sono uno che sa scorgere ormai al di là del bagliore accecante del banale e dell'ovvio. Mi trovo spesso a sguazzarci nell'ovvio, a fare voli pindarici su come, ad ogni modo, ci stiamo sguazzando alla stragrande tutti... in questo ovvio autoimmunizzante che ci fa continuare a dire “è così che funziona”.

Sono convinto che la legge del più forte, nella visione Darwiniana dell'espressione, sia stata necessaria ed utile quando siamo apparsi sulla terra. Eravamo quattro gatti su un pianeta enorme. Totalmente istintuali, eravamo prede giornaliere di pericoli e della paura, quella splendida emozione salvifica che in meno di un secondo ci faceva agire un attacco o una fuga.

Mors tua vita mea.

Ci stava a quei tempi di emozioni così primarie.

Poi siamo andati avanti, ci siamo selezionati nel tempo, come ogni specie vivente, fino a diventare una moltitudine di persone in continua crescita numerica. Abbiamo fatto guerre, stermini, ci siamo fatti sgambetti tra stato e stato, tra continente e continente, e in tutto questo i meno fortunati hanno sempre pagato, come accade ancora oggi.

Ormai siamo un essere enorme, è come se tutti insieme avessimo dato forma a una bimba seduta su una palla da pilates, che è la nostra Terra. Questa creatura è fatta di cellule, che sono composte dai nostri rispettivi ego.

Il punto è proprio questo: perché litigare e sgambettarsi tra cellule? Quando accade questa cosa in un corpo umano, nascono neoplasie, cancri, tumori.

Perché facciamo così fatica a capire che dovremmo comportarci come delle brave cellule, collaborative, unite e protese verso un obiettivo comune, che è la vita di quella bambina seduta sul globo?

Cosa è difficile da capire nell’adagio con cui siamo cresciuti tutti “Non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te?”, che noi conosciamo dal mondo cattolico, ma esiste in forme quasi identiche nella maggior parte delle religioni che ci siamo inventati?

Qualcuno potrebbe obiettare:

Ma se non ci fosse la legge del più forte, saremmo troppi a un certo punto, non ci staremmo tutti sulla terra. Quella palla da pilates scoppierebbe sotto il peso di un adulto obeso.

Non credo.
Ci penserebbe la natura a regolare il nostro essere qui. Come ha fatto nelle ere precedenti, con tutte le altre specie. Per calibrare la nostra presenza, la natura porterà ciclicamente terremoti, tsunami, epidemie: sa farlo perfettamente, non le serve che le diamo una mano con guerre e attentati.

Ci penserebbe lei a selezionarci, a farci morire quando è tempo di lasciare spazio ad altri. Non occorre che lo facciamo noi, è profondamente stupido a mio avviso.

L’istinto alla guerra si alimenta di piccole e banali abitudini, come l’arroganza, la prevaricazione, il sentirsi UP e il volere gli altri DOWN.

Inneschiamo un meccanismo di guerra tra cellule ogni volta che ci comportiamo con modalità che non accetteremmo mai dagli altri.

legge del piu forte 02Probabilmente esisteranno sempre ladri, gentaglie varie, individui che approfittano degli altri.

Ma ci sono anche bravi padri di famiglia che in autostrada si permettono di abbagliare le auto in corsia di sorpasso, arrogandosi il diritto di andare più veloci di quelli che stanno rispettando i limiti.

Ci sono persone che pagano le tasse ma, dopo un pic-nic nel bosco, abbandonano l’immondizia… tanto qualcuno la raccoglierà.

C’è chi va a messa ogni domenica ma non rispetta le code e si sente furbo passando davanti agli altri con stratagemmi subdoli.

C’è chi si fa raccomandare e chi raccomanda.

C’è chi dice “lei non sa chi sono io”.

C’è chi si prende i meriti degli altri.

Ci sono tanti atti di guerra quotidiani che passano ormai inosservati, tanto è così che va il mondo.

Si può fare molto, invece, e sono convinto che l’egoismo imperante di alcune cellule, poggi le sue basi proprio su questa certezza di fondo che ci è stata inculcata: non ci si può fare nulla, tanto vale pensare a se stessi.

Ognuno di noi può iniziare, nel suo piccolo mondo cellulare, a comportarsi in modo da non disturbare, non ferire, non offendere, non prevaricare, magari preoccupandosi che anche le altre cellule siano felici, in un mondo in cui la felicità di tutti aumenterebbe ad ogni singola cellula felice.

Potremmo iniziare a farlo nelle nostre relazioni, impegnandoci a vedere le cose anche dal punto di vista dell’altro, domandandoci, ad esempio, “se lo facesse lui/lei a me?”

Alcuni potrebbero iniziare a domandarsi se il rumore continuo della chat proveniente dal proprio telefonino può disturbare gli altri nel vagone della metro in cui sta viaggiando e, magari, domandarsi anche “se lo facessero tutti?”.

Sogno un effetto butterfly: saremo anche in pochi a vederla così, ma sono convinto che il battito d’ali di una farfalla possa innescare una serie di eventi inizialmente invisibili, che portano, però, a un uragano a qualche chilometro di distanza.

Se ogni abitante del quartiere si impegnasse a tenere in ordine il suo giardino, in breve tempo si avrebbe un quartiere accattivante. Molti quartieri accattivanti migliorerebbero la città. Molte città felici farebbero una regione felice, e così via.

Iniziamo dal nostro giardino?

 

 

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Sergio Omassi

Formatore in Comunicazione Efficace, Life Coach
Esperto di linguaggio non verbale


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