Sabato, 20 Febbraio 2016 08:59

I gesti dei Leader. Differenze tra uomo e donna.

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Del linguaggio non verbale e della sua rilevanza nella comunicazione ho parlato più volte nei miei articoli su questo Blog, basta scorrere l'archivio per trovarne parecchi.

Oggi vorrei dare alcuni spunti riguardo al linguaggio non verbale dei leader: come si muovono le persone che hanno un ruolo di guida per gli altri?

Innanzitutto credo sia buona cosa ricapitolare i principi cardine della materia, tenendo a mente che la comunicazione non verbale si esprime soprattutto attraverso i seguenti cinque canali:

CINESICO (i movimenti e la gestualità).

PROSSEMICO (la gestione degli spazi e delle distanze tra gli interlocutori).

APTICO (la modalità di contatto e auto-contatto manuale).

VOCALE (intonazione, intensità, ritmo e tono della voce, suoni non verbali che emettiamo, come sospiri, raschiamenti della gola, suoni nasali, ma anche silenzi).

CRONEMICO (i tempi della comunicazione: pause, ritmo, alternanza dei turni tra chi parla e chi ascolta, interruzioni dominanti).

Al di là delle parole e dei concetti espressi sul piano razionale (i contenuti logici del discorso), questi segnali esprimono dei significati molto precisi (analogici o metalogici), che i rispettivi inconsci degli interlocutori registrano sempre.

Il linguaggio non verbale opera direttamente sul piano emozionale, dove la logica è piuttosto vacante, e la sua espressione dà vita nel nostro interlocutore a reazioni emotive riassumibili in GRADIMENTO/RIFIUTO, APERTURA/CHIUSURA.
Questo vale per qualsiasi interazione umana.

Oggi, come dicevo, vorrei porre l'attenzione sul canale cinesico nella leadership.

L'impatto dei gesti dominanti.

48020250Esiste un'interessante ricerca dal titolo "Perceptions of power and interactional dominance in interpersonal relationships" ("La percezione di potere e di dominio interazionale nelle relazioni interpersonali"), portata avanti dalle professoresse Norah E. Dunbar (California State University Long Beach) e Judee K. Burgoon che aiuta a capire quanto l'uomo e la donna siano diversi nell'espressione di potere sui piani verbale e non-verbale

I gesti percepiti come dominanti (dominant gestures), sono quelli che vanno dall'alto al basso e che mostrano all'interlocutore il dorso della mano, mai il palmo.

Eseguiamo questo tipo di gesto con varie motivazioni inconsce: a volte, partendo dall'alto, poggiamo la mano sulla spalla di qualcuno, altre volte copriamo un oggetto mostrando il dorso della nostra mano per dimostrare che è di nostra proprietà, altre ancora puntiamo il dito su un concetto, per sottolineare che quella cosa di deve fare come vogliamo noi.

how to get your boss off your backAlcuni leader, in questo modo, comunicano un concetto ben preciso: nessuna discussione, si fa come dico io.
Tutto va bene quando arrivano al gesto definitivo dopo aver agito un'apertura verso le opinioni diverse del gruppo, a seguito della quale, appunto, ritengono ancora di avere in mano la soluzione migliore.

Un leader a un certo punto deve anche saper dire NO, se ritiene che le proposte ascoltate non siano idonee all'obiettivo, ma... che almeno le ascolti.
Chiudere sempre il becco agli altri, con un gesto dominante già in prima battuta, disabilita i collaboratori.

Ci vuole equilibrio: imporre la volontà di leader è un diritto, spesso anche un dovere, e i movimenti dominanti che accompagnano questo atto servono proprio a far capire meglio agli altri che si devono attenere alle direttive. Tuttavia è bene che prima il leader si sia mostrato aperto allo scambio di visioni e consigli, disponibile a ragionare e a sviscerare insieme al gruppo le questioni.

Quando ad essere leader è una donna, seppur ne usi di gran lunga meno rispetto all'uomo, i suoi gesti dominanti trovano spesso collaboratori maschi non molto propensi ad accettarli.

Alcuni di loro, nonostante si mostrino d'accordo a parole sull'eseguire il compito come ordinato da lei, faranno fatica ad abbandonare la visione patriarcale del mondo e coveranno inconsciamente qualche risentimento.
In particolare quei soggetti maschili che nelle Discipline Analogiche vengono chiamati Ego-Femmina (ovvero coloro che nella prima fase della vita sono stati in conflitto con la figura paterna), riconoscono a fatica un ruolo di leadership nella donna.

istock 000012579309smallTornando al tema, in generale donne e uomini hanno due vocabolari sostanzialmente differenti sul piano non verbale.

Le donne usano movimenti più aperti, mostrano più spesso i palmi delle mani, che per l'inconscio sono simbolo di apertura, accoglimento, ascolto, disponibilità, fiducia.

Nel ruolo di leader è più facile che sia una donna a chiedere "come vogliamo procedere?", rispetto a un uomo che, invece, predilige un atteggiamento sportivo o militaresco e tende a dire la sua prima degli altri.

Il leader maschio parla e si muove su idee di attacco e strategia, usa metafore calcistiche, parla di falli e di fuorigioco.

listening postsLa leader donna, proprio in quanto donna, è più portata a mascherare i proprio desideri sotto forma di possibilità: domanda e accompagna il gruppo in una manovra molto più persuasiva e coinvolgente.
Quando ne è costretta, esprime senza mezzi termini ciò che vuole o come deve essere portato avanti un compito, ma non usa i gesti dominanti, tranne in rare occasioni.

Tuttavia riesce a mostrarsi dominante proprio quanto sa farlo un uomo: si tratta solo di modalità differenti.

La donna leader usa meno i termini battaglia o guerra, ma esprime questi concetti con i gesti, ad esempio con il pugno serrato, molto più usato in riunioni o brainstorming dalle donne che dagli uomini, anche se è abbastanza incredibile.

SDA 041814Il leader uomo, invece, con i suoi gesti durante una riunione di lavoro taglia, recide, afferra.
Il suo mondo non verbale è condito da dimostrazioni di forza, per questo viene percepito come poco disponibile a un'apertura al dialogo, rispetto a quello della donna, che tende a mantenere un discorso aperto e un ascolto attivo.

Le donne dimostrano spesso capacità di dominanza, pur senza puntare tutto sulle espressioni di forza, come fa, al contrario, l'uomo.

Oggi condurre un gruppo non significa più imporre la propria visione a costo di scontri e conflitti: il leader di oggi deve riuscire a sfruttare il più possibile le energie esistenti e le sinergie potenziali all'interno di un team.

In questo gli uomini hanno molto da imparare dalle donne.

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Sergio Omassi

Formatore in Comunicazione Efficace, Life Coach
Esperto di linguaggio non verbale


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