Domenica, 18 Agosto 2019 12:12

Perché si fuma? In evidenza

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vizio fumo 01[Tempo di lettura: 7 minuti] Cosa si nasconde dietro al vizio del fumo? Perché alcuni, dopo la prima sigaretta entrano nel tunnel della dipendenza ed altri no? Han colpa i genitori fumatori? Oppure è una questione genetica? O tutte due le cose? E la chimica cerebrale quanto influisce?

Chi scrive è un ex fumatore. Finalmente posso fregiarmi della particella ex, perché sono sicuro che non fumerò mai più una sigaretta, a differenza delle almeno trenta volte in cui ho smesso per poi ricominciare. 

Cosa mi dà questa sicurezza? La risposta è banale: mi piace l’odore delle sigarette degli altri e quando lo sento non provo invidia, né sono diventato un Torquemada verso i fumatori, che sono liberi di accendersene una anche quando vengono da me in coaching.

Tutte le altre volte, invece, impedivo di fumare in mia presenza, lo vietavo in casa mia, nel mio studio e anche nella mia automobile, spingendomi a volte a chiedere gentilmente di non fumare anche al vicino di ombrellone, ma solamente perché ero ancora debole nel mio intento, e infatti ci ricaddi ogni volta dopo al massimo sei mesi.

Ho acceso l’ultima sigaretta la notte del 31 dicembre 2018 e oggi sono felicissimo per questo atto d’amore che finalmente mi sono concesso, dopo aver fumato per circa trentotto anni della mia vita ed aver bruciato grossomodo sessantamila euro, senza contare il denaro speso in farmaci per guarire dalla bronchite che mi accompagnava ogni inverno per circa due mesi.

Poi mi sono messo a studiare, per capire i motivi che mi fecero iniziare e mi spinsero a continuare…

Ho letto, in questi quasi otto mesi di purificazione, libri, ricerche, studi di vario genere sviluppati un po’ in tutto il mondo e credo di aver le idee abbastanza chiare oggi.

Innanzitutto in Italia, ed è il motivo per cui scrivo questo articolo, nonostante ci sia una diminuzione del vizio del fumo tra gli adulti, sta avvenendo il contrario tra gli adolescenti.

Perché si inizia?

Avrai sentito più di mille volte la teoria secondo la quale il ragazzino che inizia a fumare lo fa perché ha avuto un cattivo esempio in famiglia: uno dei genitori fumava, entrambi i genitori fumavano, il nonno, la nonna o degli zii tanto significativi fumavano, e compagnia bella. Ci ho creduto per anni anch’io, ma non è così.

In uno degli studi più estesi e rigorosi, il Colorado Adoption Project (Progetto di Adozione del Colorado, pubblicato nel 2013 e scaricabile QUI), viene chiaramente dimostrato che la maggior parte dei tratti caratteriali che ci definiscono, quali le capacità relazionali, quelle sociali, l’attitudine al nervosismo, la disponibilità, la solidarietà, il rischio di dipendenze e così via, sono determinati per metà dai nostri geni e per metà dall’ambiente.

La cosa interessante in questo studio piuttosto recente, portato avanti dall’Università del Colorado, è che il cosiddetto ambiente di crescita non riguarda da vicino i genitori, ma soprattutto l’influenza dei coetanei.

vizio fumo 02Questa chiave di lettura era stata già ipotizzata dalla psicologa Judith Harris, in un suo libro del 1999 che già nel titolo la diceva lunga: Non è colpa dei genitori (particolarmente amato ed acquistato dai genitori stessi, per questo ormai è disponibile solo nel mercato dell’usato, ma solo con botta di culo).

Un mix di geni ed ambiente

Secondo questi studi, quindi, la predisposizione al vizio del fumo (come quella per altre dipendenze) nasce da un lato a causa dei geni, dall’altro per un’influenza dell’ambiente, in particolare dei coetanei.

La Harris avvalla l’ipotesi che i figli dei fumatori abbiano una predisposizione doppia verso questa dipendenza rispetto ai figli dei non fumatori, ma ne dà una spiegazione diversa, che esce dall’ambito della presunta imitazione del genitore, ma vede protagonisti proprio i geni: i figli dei fumatori hanno semplicemente ereditato i geni che li predispongono alla dipendenza da nicotina. 

Faccio un banalissimo esempio per spiegarmi al meglio:

Marco e Fabio sono due quindicenni. Marco è figlio di fumatori, Fabio no. Entrambi entrano in contatto con coetanei che fumano e vengono spinti a fare qualche boccata: ci sarà il doppio di possibilità che Marco prenda il vizio, poiché per sua sfortuna è provvisto di geni specifici, piuttosto che lo prenda Fabio, il quale, se proprio continuasse a fumare, resterebbe nel girone dei cosiddetti assaggiatori, ovvero quei fumatori occasionali che non vivono con l’ossessione della sigaretta, che non fumano al mattino appena svegli, che non si alzano dal tavolo al ristorante per fumare una cicca sotto la grondaia esterna mentre piove, che non portano con sé il pacchetto di riserva, che fumano soprattutto la sera con amici.

 

Lvizio fumo 02a’istinto di morte

Il fottutissimo (scusate il francesismo) istinto di morte è presente in ognuno di noi, dosato ovviamente in maniere differenti, sia sotto forma di geni che di osmosi per interazioni sociali con i coetanei.

Il primo a parlarne fu Sigmund Freud, nel 1920, in uno dei suoi ultimi capolavori, Al di là del principio di piacere, dandone una descrizione approfondita che, in buona sostanza, volle dimostrare quanto la coazione a ripetere atteggiamenti o comportamenti distruttivi sia l’espressione del desiderio di giungere alla propria auto-distruzione cioè a quello stato di non vita da cui ognuno di noi proviene.

Sulla base di questa grande intuizione, non è difficile capire perché sono clamorosamente fallite nel loro intento le orrende scritte dissuasorie che appaiono da qualche anno sui pacchetti di sigarette, che vengono tradotte dal nostro inconscio come succulente opportunità di autodistruggerci, malgrado la nostra razionalità ci dica di non farlo. In effetti c’è da chiedersi anche come può essere che decisioni ministeriali del genere non vengano valutate anche da un team di psicologi formati professionalmente come si deve.

Fatto sta che, se hai un figlio tra i quindici e i vent'anni che fuma, anche tu avrai sbattuto il naso sul fatto che la tua aperta disapprovazione sortisce solamente l’effetto di fargli alzare gli occhi al cielo.

vizio fumo 03E la chimica?

Ogni essere umano può avere una tolleranza innata alla nicotina, oppure una intolleranza, e da questo dipende ciò che accadrà dopo la prima sigaretta: se hai tolleranza è più facile che continui a farlo, viceversa è più difficile. Una questione di geni, come ho già detto… ma entriamo in profondità.

In varie ricerche comparate, sviluppate tra il 1986 e il 1990, viene dimostrata una chiarissima correlazione tra il fumo e la tendenza alla depressione

In questi studi si pone l’accento sul fatto che gli individui più suscettibili alla dipendenza dal fumo solitamente hanno una bassa autostima e sono cresciuti in situazioni familiari non confortevoli. I due fattori appena citati, bassa autostima e turbolenze familiari di vario grado, contribuiscono in egual misura alla depressione.

Sembrerebbe altresì che la depressione nasca, almeno in parte, da un’anomalia nella produzione di alcune sostanze chimiche cerebrali, come la noradrenalina, la serotonina e la dopamina, che regolano l’umore contribuendo a generare sentimenti di fiducia, padronanza di sé, autostima e piacere. Non è un caso se il trattamento farmacologico della depressione non sia altro che una somministrazione dosata di queste sostanze. 

Ma non è finita, e qui veniamo al punto…

Da questi studi apparve chiaro che la nicotina favorisce l’auto-produzione di dopamina e noradrenalina, posizionandosi come rimedio per un fumatore tendente alla depressione. Questa scoperta spiega il motivo per cui un fumatore che in passato ha sofferto di disagi psichiatrici corra il grave rischio di ricadute nel caso in cui smetta di fumare.

Alcuni tabagisti, infatti, trovano difficilissimo, se non impossibile, smettere di fumare, non solo per una chiara dipendenza dalla nicotina, ma anche perché non appena smettono si riaffacciano su un disagio psichiatrico debilitante che, tornando a fumare, tengono sotto controllo.

Concludo con la speranza che nessun tabagista, leggendo il mio articolo, si senta legittimato nel continuare a fumare e ribadisco la meravigliosa sensazione di libertà che mi accompagna ogni giorno, da quando sono uscito dal tunnel.

Alla prossima,
Sergio Omassi

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Sergio Omassi

Sono un life coach e un formatore: ti aiuto a prendere la direzione migliore, rispettando la molteplicità che ti contraddistingue.


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