Venerdì, 16 Agosto 2019 14:54

Quando procrastinare è utile? In evidenza

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procrastinare 01[Tempo di lettura: 4 minuti] La procrastinazione ha addosso per lo più una connotazione negativa, ma è sempre così? Nella mia esperienza ho scovato un suo lato altamente positivo: quando la uso come filtro, trovo che sia utilissima.

All’inizio del precedente articolo ponevo l’accento sul fatto che viviamo nell’epoca della performance e il nostro valore viene quindi misurato sulla base di ciò che riusciamo a fare, secondo chiari standard di riferimento, che variano a seconda delle aree di intervento.

Anche in ambito relazionale, questa faccenda della performance ad ogni costo ha lasciato il suo segno e ormai è di gran lunga più facile raccogliere plausi con la formula “guarda cosa ho fatto per te”, piuttosto che con “guarda cosa ti ho evitato”.

Il manager che previene un disastro aziendale, rendendosi conto, ad esempio, che è meglio non investire in una produzione fuori mercato, avrà sempre meno risalto rispetto a quello che arriva a disastro avvenuto e rimette a posto le cose. Ma il vero eroe resta il primo, poiché fa risparmiare all’azienda un default e una perdita di tempo.

Si premia l’interventismo, i cui costi e rischi vengono sempre considerati come danni collaterali ad un’azione che andava fatta. Quando questo meccanismo si verifica in ambito medico, questi danni collaterali possono essere delle vite o la salute del paziente in generale: il chirurgo che si astiene dall’operare una colonna vertebrale, scommettendo su una guarigione autonoma, non sarà ricompensato finanziariamente come il collega che, invece, sottopone il paziente a un intervento rischiosissimo. Se poi il paziente restasse su una sedia a rotelle… si tratta di danni collaterali, accettati e sottoscritti prima dell’intervento dal paziente stesso o da chi per lui.

Ma restiamo sul leggero e prendiamo uno dei tantissimi blogger che affollano la rete, tra cui evidentemente ci sono anch’io. Alcuni di noi si definiscono scrittori, come potrebbe definirsi Jedi uno che ha appena finito la doccia e si è infilato l’accappatoio marrone, e questo mi riporta alla mente una cosa che mi disse un caro amico musicista anni fa:

I musicisti amano suonare, gli scrittori amano aver scritto

Al di là della genialità di questa frase, credo che sia davvero una trappola per chi tiene un blog o per qualsiasi scrittore, anche per il più autorevole del momento: scrivere tanto per scrivere, quando manca una vera ispirazione o una passione verso ciò che si sta raccontando, è un fallimento annunciato. Io stesso ci sono cascato più volte quando, dodici anni fa, aprii il mio primo blog, ancora esistente ma epurato di tutti quegli articoli scritti senza ispirazione, tanto per fare numero e sentirmi in pace con la coscienza.

Il punto è che, se lo scrittore (o il blogger) non scrive per giorni, rischia di venir assalito pian piano da una sensazione simile a quella che Platone chiamava akrasìa (una sorta di incapacità ad agire secondo principi ragionevoli), oppure aboulìa (mancanza di volontà). In buona sostanza, come dicono i giovani, entra in fissa finché non riesce a metter giù qualcosa.

procrastinare 02Personalmente ho imparato una pratica, che mi è veramente funzionale: uso la procrastinazione come filtro per capire se la tematica che voglio affrontare è valida o no. Mi spiego meglio: la maggior parte dei miei articoli nasce per uno stimolo che ricevo dall’esterno, vedo o sento qualcosa che mi accende una tematica mentalmente, la ragiono come se la stessi scrivendo e, se mi rendo conto che la sto già scrivendo nella mia mente con fluidità, appena posso apro il PC e anche il rubinetto creativo, per trovarmi l’articolo terminato senza quasi rendermene conto.

Quando, invece, mi si accende la tematica e mi accorgo che entro in procrastinazione, che rimando, capisco immediatamente che non devo scrivere di quella tematica, poiché ci metterei ore, e rischierei di cliccare su pubblica senza convinzione, raggiungendo un risultato assolutamente scadente, poiché i miei lettori non sono oche da foie gras.

Al di là del fatto che i miei articoli possano piacere o possano essere considerati aria fritta, dovresti ringraziarmi, quindi, cara lettrice o caro lettore, per tutte le volte che non ho scritto, perché quelle volte sarebbero stati articoli ben peggiori.

Alla prossima,
Sergio Omassi

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Sergio Omassi

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