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Mercoledì, 14 Agosto 2019 14:44

O sei omologato, o vieni etichettato In evidenza

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omologazione umana 01[Tempo di lettura: 3 minuti] Per l'ennesima volta, anche stamani, ho sentito lo sconforto di un padre al quale l'istituzione scolastica ha comunicato che suo figlio di otto anni ha difficoltà di apprendimento. Mi sembra un'epidemia... mai sentito parlare di iatrogenesi?

 

Stiamo vivendo in un’epoca in cui tutto viene misurato a suon di performance: i bambini si muovono in scuole che ormai sono diventate esamifici e, chi di loro non si incasella in una media di risultato, si becca etichette come dislessicodiscalculico o altre riduzioni del genere che stanno nella famiglia dei Disturbi Specicifi dell'Apprendimento (DSA).

Nonostante non abbia avuto la fortuna di essere genitore, riesco a mettermi nei panni di un padre che viene convocato a scuola per sentirsi dire che suo figlio di otto anni ha problemi di apprendimento. 

omologazione umana 02Riesco a mettermi in quei panni anche perché ho amici fraterni che si sono trovati in situazioni simili: vivevano quel figlio quotidianamente e non avrebbero mai detto che avesse dei problemi, talmente era attivo, attento, intelligente, solare, intraprendente e con grande proprietà di linguaggio… eppure un giorno scoprirono che aveva una specie di morbo e non riusciva ad omologarsi a un ritmo di apprendimento cui tutti gli altri bambini si omologavano. E giù di visite con psicologi dell’infanzia, logopedisti e compagnia bella, che inevitabilmente iniziano a far sentire il bambino un diverso, per il semplice fatto che gli amici dallo psicologo non ci devono andare.

Sicuramente esistono piccoli alunni realmente affetti da dislessia, discalculia o da altre inefficienze di apprendimento, ma ho il grande timore che diagnosi del genere possano portare con sé una sorta di iatrogenesi e, quando ci sono di mezzo i bambini, a mio avviso dovremmo andarci veramente cauti prima di mettere l’etichetta non-conforme su una creatura che magari ha solo bisogno di essere coinvolta emotivamente in maniera diversa, e potrebbe diventare realmente non-conforme proprio a causa dell’etichetta stessa.

In buona sostanza mi sembra che troppo spesso vengano messi questi bollini sui bambini, a meno che non sia io, per una sorta di magnetismo cosmico, ad attirare attorno a me genitori che si sono visti etichettare un figlio in questo modo.

omologazione umana 03Se parliamo, ad esempio, dell’etichetta dislessia, c’è una cosa che mi rode dentro in maniera davvero spasmodica. Prima di andare al punto, vediamo come Treccani definisce la dislessia:

Disturbo neurologico per cui il soggetto, pur essendo capace di leggere e comprendere le singole parole scritte, non riesce né a leggere né a comprendere un intero scritto.

Ora, facciamoci due amare risate insieme, tornando al 2016, anno in cui venne pubblicata una ricerca iniziata dall’OCSE quattro anni prima, che misurava la capacità media di comprensione di un testo scritto in ogni paese del mondo su un campione di persone tra i 16 e i 65 anni di età.

Ti riporto un passo dell’articolo apparso sul Sole 24ore il 15 aprile 2016, firmato da Alessia Tripodi (leggilo per intero QUI):

“Le competenze di lettura degli adulti italiani sono tra le peggiori al mondo. Lo rileva l'Ocse in un focus sulle «Adult skills» pubblicato nei giorni scorsi, secondo il quale la percentuale dei 16-65enni italiani con scarse capacità di lettura e comprensione di un testo arriva al 28%, contro una media Ocse che non supera il 15 per cento. Un'ultima posizione condivisa solamente con gli spagnoli (anche loro intorno al 28%), mentre gli altri Paesi restano tutti al di sotto del 20%, con picchi di eccellenza in Norvegia, Repubblica Ceca e Corea, che si assestano su valori vicini al 10 per cento.”

Be’, se le cose stanno così, nel nostro Bel Paese grossomodo un adulto su tre è dislessico! 

Possiamo farci qualche domanda su come funziona l’Istruzione in Italia prima di etichettare bambini che rischiano di avere un insegnante su tre dislessico a sua volta?

Mi fermo qui, con un sassolino in meno nella scarpa.

 

Alla prossima,
Sergio Omassi  

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Sergio Omassi

Sono un life coach e un formatore: ti aiuto a prendere la direzione migliore, rispettando la molteplicità che ti contraddistingue.


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