Mercoledì, 07 Agosto 2019 15:07

Sesso, denaro e fiducia In evidenza

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fiducia 01[Tempo di lettura: 5 minuti] Vediamo insieme le correlazioni, che esistono nel cervello del maschio, tra l’impulso sessuale e il denaro e valutiamo come questo contribuisce a inibire il senso di fiducia e la predisposizione alla collaborazione.

In uno studio interessante, Men’s Brains Link Sex and Money, tenutosi alla Stanford University e pubblicato nell’aprile del 2008 da CNN International, viene spiegato cosa avviene nella mente degli uomini quando prendono rischiose decisioni finanziarie.

Lo psicologo Brian Knutson, insieme ad alcune colleghe della Stanford, è riuscito a dimostrare, grazie alla Risonanza Magnetica Funzionale (fMRI), che sesso e rischio finanziario, nel cervello del maschio (Homo oeconomicus), accendono le medesime aree.

Il legame tra sesso e avidità risale a centinaia di migliaia di anni fa, al ruolo evolutivo dei maschi come procacciatori di risorse in grado di attirare le donne.

Chi lavora in ambito pubblicitario sa perfettamente che su alcune categorie commerciali, in particolare quelle che hanno a che fare con il lusso e sono rivolte al pubblico maschile, la strategia che non sbaglia mai è quella di affiancare al prodotto o al servizio immagini di donne bellissime, sensuali ed attraenti.

Probabilmente non era stato calcolato un rischio quando il primo pubblicitario iniziò a utilizzare questa leva (sesso) per vendere un’automobile sportiva, ovvero che spostando l’attenzione del maschio su certi argomenti, inevitabilmente lo si pone in diretta competizione con gli altri uomini, sul piano di antichi istinti naturali.

Alla luce degli ultimi studi con il macchinario fMRI (Risonanza Magnetica Funzionale), risulta chiaro che affiancare una bella donna a un prodotto di lusso maschile, oltre a ridurre la donna a mero oggetto commerciale a sua volta, alimenta indirettamente comportamenti egoistici da parte di alcuni maschi della razza umana che, guidati da un istinto primordiale come il sesso, non si fanno remore ad approfittare degli altri (donne comprese).

Fortunatamente, però, si tratta di una minoranza, dal momento che è dimostrato, ormai da anni, che l’essere umano - anche il maschio, deo gratias - è in generale altruista e predisposto a lavorare per obiettivi socialmente utili, nonostante una frequente shadenfreude.  

Cosa ci impedisce di seguire definitivamente queste predisposizioni su scala globale?

Una cosa prima di tutte, a mio avviso: la mancanza di fiducia nel prossimo.

Jean-Jacques Rousseau, già nel 1755 nel suo libro Discorso sull’origine della diseguaglianza, ci pone un quesito interessante, che si basa in fin dei conti sulle teorie dei giochi.

Quale scelta è più intelligente per due cacciatori che stanno partendo per la caccia: andare ognuno per i fatti suoi in cerca di lepri, oppure stare uniti, collaborare e cercare un cervo, una preda notevolmente più grande, seppure da dividere in due? Ovvia la scelta della seconda opzione, ma solamente se i due cacciatori si fidano l’uno dell’altro, altrimenti si andrà per lepri…

Il livello di fiducia percepito è fondamentale in qualsiasi collaborazione, soprattutto in quelle che prevedono un arricchimento personale e che, come abbiamo visto sopra, si legano a doppio filo con i primordiali istinti sessuali.

Dagli anni novanta c’è un fiorire di ritiri aziendali per infondere fiducia reciproca tra i componenti dei vari team, e giù di esercizi di gruppo e camminate su carboni ardenti. 

Credo che chiunque lavori – o abbia lavorato - in un’azienda di medie o grandi dimensioni sia stato reclutato in uno di questi immancabili ritiri dove a turno ci si mette in piedi sopra un tavolo e ci si lascia cadere all'indietro, fidandosi del fatto che qualche collega impedisca una commozione cerebrale accogliendo tra le sue braccia il corpo inerme. 

Ci sono numerose varianti di questi esercizi sulla fiducia, che vanno a condire quella branca della formazione che ho sempre trovato paradossale e che si chiama TEAM BUILDING e mira a costruire team efficaci, quando ognuno di noi avrebbe già in sé quel buon senso cui spessissimo mi appello nei miei articoli, che gli permetterebbe di fidarsi e di ricevere fiducia.

Proviamo a definire la fiducia?

Mi terrei volentieri lontano da definizioni accademiche di dizionari o vocabolari, che trovo sempre molto riduttive su temi che hanno sfumature emotive come quello della fiducia. Vediamo se sei d’accordo su questa definizione… più casereccia:

Fidarsi non è altro che credere nella disponibilità dell’altro a cooperare con noi in sincerità e senza l’utilizzo di inganni. 

Tuttavia, esporre noi stessi a una collaborazione porta con sé il rischio che l’altro se ne approfitti, per questo motivo dare fiducia è una delle più alte forme di fede.

Scegliere tra lepri e cervi, quindi, altro non è che un gioco che si sceglie di giocare.

Nel primo non devo rendere conto a nessuno, né fidarmi di potenziali ingannatori, ma la mia preda mi sfamerà per un solo giorno.

Nel gioco del cervo, invece, devo fidarmi dell’altro, ma la preda mi sfamerà per mesi, anche se è solo la metà dell’animale.

È ovvio che chi è predisposto ad ingannare cercherà qualche sprovveduto offrendogli miraggi di cervi, mentre chi è già stato gabbato preferirà andare a lepri per non ricadere in trappola, ma quanto sarebbe intelligente andare tutti a caccia di cervi, collaborando per un obiettivo in cui si vince tutti insieme?

 

Alla prossima,
Sergio Omassi

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Sergio Omassi

Sono un life coach e un formatore: ti aiuto a prendere la direzione migliore, rispettando la molteplicità che ti contraddistingue.


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