Domenica, 28 Luglio 2019 09:02

Il linguaggio degli occhi In evidenza

Scritto da

linguaggio occhi 01[Tempo di lettura: 6 minuti] Cosa dicono i nostri occhi? Al di là delle chiare espressioni di tristezza, felicità, sorpresa, disgusto, ecc...si può parlare di linguaggio? Sembra proprio di sì, vediamo insieme alcuni dei molti codici oculari.

Iniziamo con le pupille... dove si accende il desiderio

La prima cosa da dire, che è piuttosto conosciuta dai più, è che le pupille reagiscono in maniera fisiologica al variare della luce: si restringono in caso di luminosità intensa, si dilatano quando la luce è scarsa.

La notizia forse nuova per molti è che le stesse reazioni di dilatazione e restringimento interessano la pupilla anche in presenza di determinate emozioni.

Quando osserviamo qualcosa che il nostro inconscio desidera, verso la quale proviamo piacere oppure un forte interesse, le nostre pupille si dilatano. 

La stessa cosa succede anche quando semplicemente pensiamo a una cosa del genere, o a una persona che ci piace in modo particolare, nonostante non sia fisicamente presente vicino a noi e non possiamo vederla in quel momento.

La dilatazione delle pupille, detta anche midriasi, a prescindere dal fatto che una persona conosca o no ciò che ti ho appena detto, è connessa a sentimenti positivi sul piano inconscio, per questo motivo un individuo con le pupille dilatate risulta più simpatico e attraente. Nel periodo del Rinascimento, infatti, le donne avevano l'abitudine di versarsi negli occhi un estratto di Atropa Belladonna che, grazie all'atropina naturalmente presente in quella pianta, favoriva la dilatazione delle pupille.

Le pupille degli innamorati si sincronizzano

Proprio così, le pupille sono una delle vie per capire se una coppia è realmente innamorata, poiché avviene una sincronia quasi immediata: non appena uno dei due subisce una dilatazione delle sue, nell'altro avviene la stessa cosa, quasi in tempo reale. Uso il verbo subisce perché non abbiamo un controllo su questa cosa, che è del tutto involontaria e nasce dal nostro profondo.

linguaggio occhi 02Ma anche quelle di due che stanno per litigare

Se due persone entrano in contrasto avviene la stessa sincronia: quando uno dei due prova repulsione per l'altro noteremo un restringimento sincronizzato. 

Lo sguardo intenso: una misurazione di forze

Chi di noi da bambino non ha giocato almeno una volta a guardarsi negli occhi senza abbassare le palpebre e... il primo che le abbassa ha perso?

C'era anche la variante, forse più famosa, del non poter ridere e il primo che lo faceva aveva perso, ma a noi qui interessa la prima.

Per l'essere umano, come per moltissimi animali, abbassare lo sguardo è indice di sottomissione e in alcuni bar o discoteche, ancora oggi, nascono scazzottate tra maschi alfa perché uno dei due non ha abbassato lo sguardo.

In questi casi il contatto visivo prolungato è una vera e propria misurazione di forza. Si dice che il noto pugile Mike Tyson vincesse i suoi incontri ancor prima dell'inizio, già nel momento in cui l'arbitro metteva i due pugili uno di fronte all'altro a centro ring, per riassumere le regole, momento in cui i due contendenti solitamente si osservano dritti negli occhi: Tyson stendeva letteralmente i suoi avversari con l'intensità del suo sguardo in quei pochi minuti.

La percezione di un individuo avviene sempre attraverso il contatto oculare

Quando ci presentano una persona, sia in noi che in lei si accende per un attimo lo sguardo intenso di cui ho appena parlato: ci misuriamo brevemente sul piano della forza, soprattutto in presenza di un soggetto del nostro stesso genere sessuale. 

Grazie ai codici del buon vivere, che ormai albergano nella maggior parte di noi, oggi è difficilissimo che si accenda una lotta territoriale tra due maschi o due donne che si sono appena conosciute, ma è solo perché almeno uno dei due soggetti interrompe il contatto oculare per una frazione di secondo, abbassa o scosta lo sguardo. Quando questo non avviene è piuttosto naturale anche andare alle mani.

Ogni giorno, in più momenti, siamo chiamati a registrare gli altri, la loro presenza, anche se non abbiamo alcuna intenzione di comunicare con loro. Il breve scambio di sguardi che si accende con un passante è assolutamente naturale e significa solitamente: Ti ho percepito e non voglio lottare.

Se entrando in un ascensore, nel quale c'è già una persona, i vostri sguardi non seguissero queste tacite regole e uno di voi due iniziasse a fissare l'altro insistentemente, diventerebbe irritante e inopportuno e darebbe vita a una dinamica fuori dalla norma. Provare per credere.

Ma quanto è importante un breve scambio di sguardi?

Se entrando nello stesso ascensore, nella medesima situazione di poco fa, tu non degnassi minimamente del tuo sguardo la persona già dentro, saresti altrettanto inopportuno: l'altro, sul piano sottile, si sentirebbe ignorato e offeso, come se gli avessi detto: non esisti. Si tratta di buona educazione guardare l'altro per un secondo almeno (ma mai più di tre) in situazioni come queste, meglio ancora se accennando un sorriso.

Anche con la persona con cui conviviamo è fondamentale questo momento di registrazione della sua presenza tramite gli occhi. 

linguaggio del corpo come un film 03Immagina un uomo che al mattino sta facendo colazione, immerso nella lettura del quotidiano, mentre la sua compagna gli sta infilando delle domande per l'organizzazione della giornata. Se quest'uomo volesse rovinarsela presto, la giornata, gli basterebbe non distogliere gli occhi dalle pagine del giornale mentre le risponde.

Dimostrare questa indifferenza oculare con un soggetto femminile può davvero essere pericoloso e portare noie a vari livelli, anche in ufficio con una collega, poiché il patrimonio genetico della femmina prevede che la donna si senta ignorata nel suo diritto di esistenza nel momento in cui il maschio non la degnasse di uno sguardo.

Se l'uomo che legge il giornale fosse in convivenza con un amico, potrebbe permettersi di rispondere a monosillabi senza guardarlo, perché tra maschi è una cosa assolutamente accettata e non crea seccature.

Qual è l'occhio sociale?

Hai mai fatto caso a quale occhio guardi quando parli con il tuo interlocutore, chiunque egli sia?

Prova a domandartelo la prossima volta che sei di fronte a qualcuno e noterai che la maggior parte di noi guarda l'occhio destro dell'interlocutore. Si tratta di un codice antico, socialmente accettato da tutti, un codice che, quando viene sovvertito, provoca nell'interlocutore una certa inquietudine a livello non cosciente. 

Chiedi, per toccare con mano quanto sto dicendo, al tuo partner o a un amico di parlare con te per qualche minuto guardandoti nell'occhio sinistro, anziché nel destro, oppure alla base del naso, nel punto in mezzo alle sopracciglia. Molto probabilmente avvertirai una lieve sensazione di disagio, come se qualcosa non stia tornando, rispetto al solito.

Secondo le più evolute metodologie di persuasione, sembra che parlare con una persona, puntando nel suo occhio sinistro (quello non sociale per intenderci) o in mezzo agli occhi, provochi in lei un disagio molto funzionale a raggiungere il potenziale di persuasione necessario

Alcuni professionisti della persuasione conoscono molto bene questo trucco, che da oggi è anche tuo e ti servirà a difenderti nel caso qualcuno lo usasse su di te. 

Quando parli con una persona nuova, d'ora in poi, poni attenzione a quale tuo occhio guarda durante il dialogo: se punta al tuo sinistro sappi che potrebbe prendere, in maniera subliminale (= al di sotto della soglia di coscienza) un potenziale forte su di te, che normalmente non gli daresti.

Ho toccato solo alcuni aspetti del linguaggio che ogni giorno emettiamo con i nostri occhi, ed ho scelto volutamente le nozioni che possono esserti più utili nella vita di tutti i giorni. Spero ti siano d'aiuto.

Alla prossima,
Sergio Omassi

Letto 499 volte
Sergio Omassi

Sono un life coach e un formatore: ti aiuto a prendere la direzione migliore, rispettando la molteplicità che ti contraddistingue.


SCRIVIMI, TI RISPONDERÒ PRIMA DI QUANTO TU CREDA

SERGIO OMASSI CHI

Academy AR

BOOK

CONTATTAMI SU WHATSAPP omassi

whatsapp

ARTICOLI NEL BLOG

CONTATTA SERGIO OMASSI

STUDIO:
Via Luigi Gadola, 33
25136 Brescia

training@omaxi.net
+39 346 2858832

SEGUI SERGIO OMASSI

facebook   linkedin   camTv
 
 

logo white

Vai all'inizio della pagina