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Giovedì, 18 Luglio 2019 10:34

Quanto è importante il punto di vista dell'altro?

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rapport 04aÈ proprio necessario fare un corso per impararlo?

[Tempo di lettura: 6 minuti] Sapersi mettere nel punto di vista dell'altro dipende spesso dal grado di umiltà che ognuno ha, ma in certi casi è assolutamente consigliabile riuscire a farlo, anche solo per una mera questione egoistica, o semplicemente per non dover rimpiangere di non averlo fatto.

Una lezione che ricordo come fosse ieri

Torniamo indietro al 1987, con il sottoscritto in un'aula dell'Istituto Europeo di Design a Milano, in cui si teneva una fantastica lezione di comunicazione rivolta a chi, come me, frequentava il dipartimento di Comunicazione Visiva. 

Il docente, di cui ahimè non ricordo il nome, ci parlava di questa tematica, sottolineando l'importanza - vitale per un futuro grafico o art director - di contestualizzare sempre la comunicazione (pubblicitaria), di studiare molto bene il target, le sue leve, le sue mappe culturali, le sue credenze, eventuali BIAS, per evitare fraintendimenti, che per una campagna di marketing sarebbero costosissimi in termini di investimento.

Ci raccontò una storia vera, ai tempi accaduta qualche decennio prima, un mostruoso errore di comunicazione in cui incappò un organo importante come l'OMS (Organizzazione Mondiale per la Sanità), che negli anni sessanta iniziò una campagna informativa che si prefiggeva di sensibilizzare le madri pakistane sull'importanza dell'allattamento. 

Dal momento che in Pakistan esistevano - ed esistono tuttora - diverse lingue e svariati dialetti, i creativi incaricati della campagna decisero di non usare testi ma tre immagini molto chiare: la prima, a sinistra, inquadrava un neonato malato che piangeva, nella seconda, al centro, si vedeva un neonato che beveva da un biberon di latte, e nell'ultima sulla destra un bambino sazio e sereno che guardava l'osservatore con un'aria felice.

 

Fu un fallimento totale

Era stato trascurato un fattore importantissimo, ovvero che in Pakistan la lettura procede da destra a sinistra, quindi, una madre pakistana riceveva il messaggio al contrario: se hai un bambino sano e gli dai il biberon, lui si ammalerà.

 

Riuscire a vedere le cose con gli occhi altrui è fondamentale in tantissimi casi

Si tratta della base su cui costruire ogni contatto che desideriamo diventi un rapporto, sarebbe da tenere in considerazione per qualsiasi interlocutore abbia - o tenda ad avere - un ruolo fondamentale nella nostra vita: il partner, i figli, i suoceri, i colleghi, i clienti... se vogliamo che tornino. La Programmazione Neurolinguistica lo chiama rapport, un termine che va oltre il semplice significato di rapporto e diventa una sorta di paradigma del buon rapporto. Spesso viene raffigurato graficamente come due tessere di puzzle che si incastrano in maniera perfetta.

rapport 04

Esattamente come le tessere di un puzzle...

L'interlocutore deve essere predisposto, girato nel verso giusto e noi altrettanto, viceversa non c'è incastro possibile. 

Ma quali sono le leve che permettono l'orientamento perfetto delle tessere?

Si tratta, nei casi più fortunati, di equilibri che si innescano naturalmente quando tra due persone esiste una buona dose di affinità elettiva, ma non sempre la natura è dalla nostra parte, quindi si possono attuare delle strategie per riuscire ad ottenere il rapport con il nostro interlocutore e fare esperienza di una relazione piacevole e felice per entrambi.

Le variabili strategiche sono parecchie ed ogni scuola di pensiero, dalla già citata PNL alle Discipline Analogiche, dà più importanza ad alcune piuttosto che ad altre, avendo posizioni a volte opposte su alcune di loro, ma non è il tema di questo articolo e, se lo desideri, nel web trovi parecchio materiale su come instaurare un buon rapport, soprattutto sul piano PNL (sulle Discipline Analogiche non si trova quasi nulla purtroppo).

mirroring 01

Vorrei tenermi lontano da macchinazioni di sorta, che ben conosco e un po' mi hanno stancato, e stare sul BUON SENSO comune

Faccio appello al buon senso, che tutti noi adulti dovremmo possedere, chi più chi meno...

Innanzitutto, per i neofiti, due parole su come accorgersi anche tecnicamente - al di là delle sensazioni a pelle - di un rapport che si è acceso:

Quando avviene - facci caso da oggi in poi - si innesca una sorta di coordinazione corporea con l'altro, a volte anche sonora: nel giro di brevissimo tempo il modo di parlare delle due persone in rapport tenderà a una somiglianza, la gestualità e le posture potrebbero dare l'impressione a ognuno dei due di essere dinnanzi a uno specchio con un leggero ritardo (vedi mirroring), il respiro, i toni della voce, la velocità della prosodia, il volume e le pause si armonizzeranno su una corda simile, se i due stanno passeggiando potrebbe esserci anche una sincronizzazione naturale della camminata. Si tratta di una danza armoniosa, ben diversa da quella che vivono, all'opposto, due persone in contrasto, in conflitto o in giochi di potere.

Tutto questo può accadere in maniera naturale, quando c'è un'autentica curiosità per l'altro ed è reciproca: a quel punto non serve alcuna strategia di rapport!

dispute03Non c'è corso che tenga... l'autentica curiosità per l'altro vince su tutto

Già sento qualche dissidente dirmi: "Ecco l'ennesimo buonista! Come puoi essere curioso verso tutti?"

Non ho assolutamente detto di diventare autenticamente curiosi verso tutti, anche perché il mondo è pieno di individui piuttosto sterili oltre che di belle persone. L'atteggiamento di cui parlo, però, è sicuramente funzionale con un interlocutore fondamentale, e sul concetto di fondamentale credo di essere stato chiaro. 

Se mi trovo a dover lavorare al fianco di un collega con il quale ci sono problemi evidenti di comunicazione e voglio risolverli, i casi sono tre:

  1. Mi aspetto che lui faccia un corso di comunicazione efficace per venirmi incontro (l'ultimo che ha scelto questa opzione è andato in pensione prima che si avverasse);
  2. Mi iscrivo io stesso a un corso di comunicazione efficace e, mettendo in pratica le strategie apprese come da manuale, riesco a raggiungere un adeguato miglioramento della situazione, ma nel collega resterà probabilmente l'impressione che il mio nuovo comportamento sia un po' artefatto;
  3. Mi sforzo, senza fare corsi, di vedere il mondo dal suo punto di vista, con un'autentica ed umile curiosità che mi porterà ad ascoltarlo, ad aprire argomentazioni via via più profonde (nel limite del lecito tra colleghi s'intende), facendogli percepire che davvero sono curioso del suo mondo e agevolando una sua apertura. Può capitare che il collega, a sua volta, inizi a interessarsi al mio mondo e nasca una nuova sfumatura di collaborazione, nella quale saremo a nostro agio entrambi e la giornata insieme sarà sicuramente più leggera. Si chiama VINCERE IN DUE, ne abbiamo già parlato più volte.

Alla prossima...

Sergio Omassi


 

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Sergio Omassi

Sono un life coach e un formatore: ti aiuto a prendere la direzione migliore, rispettando la molteplicità che ti contraddistingue.


SCRIVIMI, TI RISPONDERÒ PRIMA DI QUANTO TU CREDA

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