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Lunedì, 01 Luglio 2019 17:57

Sui legami e sulla libertà In evidenza

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legami 001Perché pensiamo che libero è bello?

In un'epoca in cui tutto si muove sull'idea di autonomia e indipendenza personale, ci stiamo pericolosamente trasformando in "individui" e siamo sempre meno "persone".

 

È la qualità delle nostre relazioni a dire chi siamo

Questa frase nella sua semplicità dice un sacco di cose ma, nella sua essenza profonda, esprime un concetto fondamentale: solo gli altri possono definirci.

Chi è psicologo, psicoterapeuta, psicanalista, ma anche chi come me è un semplice coach, sa bene che quando a un cliente diciamo "parlami di te", nella stragrande maggioranza dei casi questi inizia a parlare di sua madre, di suo padre, della sorella, del partner o di qualche persona con cui ha (o ha avuto) un legame fondamentale.

La cosa è davvero strana in fondo, dal momento che la pluriennale tendenza della società è quella di svincolarci dai legami, in un'ottica in cui libero è bello, che ha derive mostruose a livello sociale, ma è un grande business per il capitalismo.

Che le nostre relazioni sentimentali siano ormai assimilate a dei meri prodotti - parlo di una tendenza ma continuo ad ammirare chi tiene duro - la cui sostituzione è sempre possibile nel momento in cui non rispecchiano più le nostre aspettative o non accendono più il nostro desiderio, è ormai chiaro a tutti. Basta dare un'occhiata alle statistiche annuali dei divorzi e delle separazioni per rendersi conto che molti di noi vengono sostituiti ormai, come sostituisce lo smartphone quando non ha più capienza o è diventato obsoleto.

Una smania di libertà anti-umana

Quando mi trovo a interrogarmi su queste nuove tendenze della società, è inevitabile per me tornare sui libri del mio amato Liceo Classico, sbirciare la Grecia Antica, che ancora oggi, secondo me, racchiude i migliori valori possibili della razza umana.

Passeggiamo un attimo al fianco di Aristotele e dei suoi peripateteci, ed ascoltiamo cosa dice sull'uomo libero.

Per questo grandissimo filosofo, che frequentemente contraddiceva il senso comune, solamente uno schiavo può non avere legami.

Lo schiavo è colui che non ha legami.

Non avendo un suo posto, è utilizzabile dappertutto e in diversi modi.

L'uomo libero, invece, è colui che ha molti legami e molti obblighi verso gli altri, verso la città e verso la propria dimora.

Sorriderebbe, quindi, Aristotele, di fronte a questa nuova idea di libertà che la nostra società porta avanti, di fronte al "basta a te stesso", spesso usato nelle pubblicità, come quella in cui si vedeva un temporale apocalittico, sotto il quale un uomo camminava in tutta calma, dando quasi l'impressione di essere folle, per poi raggiungere la sua automobile, salirci, accendere il climatizzatore e partire, con la voce fuori campo che dichiarava "dopo di me il diluvio".

Aristotele vedrebbe oggi una altissima percentuale di schiavi nella nostra società.

legami 01Di cosa... siamo diventati schiavi, in fondo?

La parola legame, a ben pensarci, si porta addosso un'aura negativa, proprio in virtù di questa deriva paradossale nella quale viviamo. Spesso sentiamo individui dichiarare "non voglio legami", come se i legami fossero solamente brutte zecche dalle quali tenersi lontani, quando, invece, è grazie ai legami che la nostra specie è sempre andata avanti.

Pensiamo un attimo al legame nella sua accezione positiva, ad esempio il sentirsi legati a un partner che amiamo con tutta l'anima, o a un figlio, o a una famiglia in cui la relazione, pur tra i normali problemi ordinari, gli alti e bassi, mantiene una luminosità felice e fa crescere tutti. Una situazione da "mulino bianco" che, proprio a causa della sua apparizione in pubblicità, ha spinto molti di noi a pensarla come irrealizzabile nella vita reale. In effetti quella famiglia dei biscotti era un po' utopistica, ammettiamolo, semplicemente per il fatto che nei venti secondi di spot era ovvio mostrare solo momenti felici ed evitare i già citati problemi ordinari cui ogni famiglia va incontro ogni giorno.

Ma sai qual'è la notizia?

Che esistono famiglie in grado di gestire i naturali contrasti e di non abbandonare la nave anche quando è in balia della tempesta, e quelle famiglie comprano meno, acquistano meno, proprio perché sono appagate quotidianamente da un turbinio di emozioni, piacevoli e meno piacevoli, che le mantengono in uno stato di non-bisogno. Facci caso, se hai la fortuna di conoscerne alcune di queste famiglie: non hanno l'ultimo modello di telefonino, i figli sono meno standardizzati, la domenica spesso stanno tutti insieme, si accontentano di cose più semplici, non hanno televisori enormi nei loro salotti (spesso non hanno nemmeno la TV), hanno una libreria (la grandezza di una libreria è inversamente proporzionale alla dimensione della TV).

Il capitalismo ci vuole liberi... e schiavi.

Qui c'è la vera responsabilità, a mio avviso, di questa situazione che si sta autoimmunizzando sempre più.

Il capitalista ci dice continuamente che dobbiamo essere autonomi, dove per autonomia intende comprarsi quello che si vuole, senza vincoli o legami, per sentirsi realizzati. L'autonomia che ci propina il capitalista va a braccetto con la capacità di spesa ed è provato che senza legami spendiamo di più (la maggior parte del pubblico che assiste e compra nelle televendite è single o vive situazioni affettive non equilibrate).

Nella nostra società essere autonomi, quindi liberi, significa essere forti, non aver bisogno di nessuno: LIBERO È COLUI CHE DOMINA!

Anche la Psicologia più bassa, che pur sempre è psicologia, si è adeguata a tutto questo, diventando una psicologia dell'io forte, che spinge il cliente all'idea di autonomia=potere, ed allontanandosi sempre di più dall'abbracciare la fragilità umana, come meravigliosa caratteristica di una razza.

Così non siamo più persone, ma individui

L'individuo è il prodotto di una visione della società in cui l'umanità è costituita da una serie di esseri separati gli uni dagli altri e che stabiliscono contratti tra di loro.

La persona è l'alternativa all'individuo, dietro la persona c'è una molteplicità di volti, c'è un essere multiplo che intesse relazioni al di fuori dei contratti ed ha un rapporto di apertura verso il mondo. La persona abita i rapporti con un senso di responsabilità, lungi dalla nevrosi tipica dei rapporti contrattuali dell'individuo.

Tu chi vuoi essere?

Quanto è grande la tua libreria?

E la tua TV?

Alla prossima.

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Sergio Omassi

Sono un life coach e un formatore: ti aiuto a prendere la direzione migliore, rispettando la molteplicità che ti contraddistingue.


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