Domenica, 30 Giugno 2019 15:04

Dialogo o conversazione? In evidenza

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dialogo 01E se l'altro ne sapesse più di me?

Forse questa domanda potrebbe predisporci a un vero dialogo, quello che onora la sua etimologia e che va al di là di una mera conversazione. Vediamo insieme le differenze tra dialogo e conversazione?

Un vero dialogo è sempre fertile...

una conversazione spesso è sterile

Per i socratici dialogos, termine composto da dià (attraverso) e logos (parola), significava discorrere partendo da due visioni differenti e, appunto, attraverso la parola, il discorso, arrivare il più vicino possibile alla verità.

Il dialogo era lo strumento principe della filosofia socratica che, lungi dal definirsi depositaria del sapere, si poneva al contrario in una posizione di ignoranza (so di non sapere) ed utilizzava il dialogo, misurandone le capacità soggettive, per valutare se le affermazioni degli interlocutori fossero suffragate da argomentazioni valide, oppure fossero frutto di credenze sterili o di un sentito dire, nel qual caso si era ben lontani dal sapere.

Il termine filosofia, infatti, significa amore per il sapere.

In quest'ottica, quindi, se mi esprimo attraverso argomentazioni che poggiano su credenze politiche soggettive (lo dice il mio partito), oppure religiose (l'ha detto il Papa), o perché le ho sentite in TV, o lette sui social, e rimango fermo su queste posizioni continuando a voler avere ragione, non starei dialogando... secondo Socrate.

dialogo 02Il dialogo è l'incontro tra due intelligenze

Se è vero che il suffisso dià in greco indica sempre concetti distanti tra loro, cose, visioni, poli attraverso cui muoversi (si pensi al termine diametro che si riferisce ai punti più distanti tra loro in una circonferenza, o al termine diavolo che etimologicamente rimanda a separazione, frattura, barriera), ecco che nel vero dialogo si assiste a un incontro tra due punti di vista dia...metralmente opposti.

In confronti del genere è facile individuare l'intelligenza più feconda: è quella che, come accadeva tra gli antichi socratici, si apre al concetto di non sapere e confida nel fatto che l'altro potrebbe saperne di più, che grazie all'altro c'è la possibilità di imparare qualcosa di nuovo.

In una cultura egoica come la nostra, nella quale i media spingono esattamente nella direzione opposta propinandoci quotidianamente tuttologi, influencer depositari del sapere, opinion leader discutibili collocati in trasmissione per fomentare confronti accesi e liti che sguazzano nel trash, è ormai difficile entrare nella dimensione greca del dialogo, dove è proprio la differente visione dell'altro lo stimolo e lo spunto al mio cambiamento.

dialogo 03Dialogare è confrontarsi in maniera elegante su idee differenti

Se davvero tutti ci ponessimo, nei limiti del lecito ovviamente, in un'ottica che vede l'altro come un portavoce di idee diverse dalle nostre e - proprio per questo - foriere di un possibile cambiamento dei nostri pregiudizi o di una crescita personale, probabilmente staremmo tutti meglio e la nostra società sarebbe meno individualistica e meno egoista.

Va da sé che se mi trovo davanti a Vanna Marchi (o sua figlia) e si intavola un dialogo sull'empatia, difficilmente riuscirò ad aprire la mia visione a un'opportunità di crescita, ma dobbiamo ammettere che spessissimo non dialoghiamo con l'altro, non ascoltiamo quello che dice, presi come siamo nel pensare - mentre egli parla - a quello che vorremmo ribattere per portare avanti la nostra personale visione delle cose, i nostri pregiudizi.

I nostri pregiudizi sono il frutto della nostra esperienza, di ciò che abbiamo vissuto, ascoltato, incontrato nella vita e non è facile cambiarli, ma basta essere consapevoli che non costituiscono la verità assoluta, che hanno lo stesso alone di verità soggettiva che hanno quelli degli altri, non ne hanno di più solo perché sono nostri. Questa è una visione infantile della realtà.

Conversare... è più facile, certo.

Qual è l'etimologia del termine conversazione?

Dal latino conversatio -onisil trovarsi insieme’, derivato del verbo latino conversari ‘trovarsi insieme’.

Si definisce conversazione il colloquio amichevole e garbato tra più persone, tipico delle prime fasi di un incontro.

Si tratta, in buona sostanza, di un parlare del più e del meno, poco impegnativo, che mai scende in confronti o simmetrie concettuali e resta su argomentazioni piuttosto neutre, poco fertili, tipiche dei vernissage o degli aperitivi in cui le persone non sono propriamente amiche tra loro. Vacanze, cibo, meteorologia, cagnetti, gattini, gossip e compagnia bella sono le aree in cui si indugia a conversare per il mero piacere di parlare, spesso senza ascoltarsi veramente ed evitando i confronti.

Non è un caso che al termine conversazione, frequentemente, venga affiancato l'aggettivo piacevole, proprio perché se una conversazione si accendesse, perdendo il suo alone di piacevolezza e spostandosi verso derive simmetriche, non si potrebbe più definire conversazione ma diventerebbe una discussione o un dialogo acceso, appunto.

dialogo 04Chi risulta più significativo?

Ti trovi a un party e hai appena conosciuto una persona: con sorpresa ti rendi conto che non state semplicemente conversando, non state toccando argomentazioni futili, ma questa persona ti pone domande interessanti, dimostrandosi curiosa di scoprire i tuoi punti di vista. Ti colpisce che, dopo una domanda, si mette in ascolto, incalzandoti a spiegarti meglio su alcuni punti che non ha perfettamente capito. A volte ti confessa di non essere d'accordo con te, spiegandoti educatamente e con garbo il suo personale punto di vista, mantenendo sempre una posizione di apertura, dandoti l'impressione che sia pronta a cambiare idea.

Quanto ti coinvolgerebbe una persona come quella appena descritta, se la mettessi in confronto con un'altra che, invece, proponesse una conversazione sul più e sul meno, sulle vacanze, sul nuovo modello di frigorifero che ha acquistato, su quanto sono bravi i suoi cagnetti all'ora della pappa, o sul fatto che non ci sono più le mezze stagioni?

Certo non possiamo dialogare con chiunque ma, siamo onesti, spesso ci troviamo a conversare per pigrizia anche con coloro che un dialogo potrebbero sostenerlo in maniera interessante.

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Sergio Omassi

Formatore in Comunicazione Efficace, Life Coach
Esperto di linguaggio non verbale


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