Sabato, 20 Aprile 2019 10:40

Il giovane d'oggi, ex Edipo che nasce già Re In evidenza

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Sergio Omassi Edipo 01I giovani d'oggi non sono sbagliati, sono il frutto di una mutazione antropologica che ha toccato soprattutto la famiglia.

Dovremmo smetterla di considerare i giovani d'oggi "sbagliati", rispetto a ciò che eravamo noi.

Il rapporto figli/famiglia si è rovesciato.

"Ai miei tempi" è indubbiamente un'espressione raccapricciante per un giovane che si trovi a doverla sentire pronunciata da un genitore, da un nonno, da un educatore o da un qualsiasi adulto.

 

Raccapricciante, sì... come lo è stata, per un cinquantenne di oggi, quando era bambino e si trovava dall'altra parte della barricata.

Da che mondo è mondo, i più vecchi la usano rivolgendosi ai più giovani, quando cercano di far capire loro qualcosa che, di solito, non vogliono capire né ascoltare.

Tuttavia, lo switch famigliare che è scattato nel secolo scorso, soprattutto dopo i movimenti studenteschi del sessantotto, dal sapore così edipico, è qualcosa che non ha assolutamente precedenti nella storia della nostra società: abbiamo assistito a un lento e inesorabile ribaltamento di ruoli nella famiglia, probabilmente agevolato dall'ottica imperante del capitalismo.

Un tempo, quando il bambino nasceva, iniziava immediatamente un adattamento alle leggi preesistenti nella famiglia e nella società intera, veniva cresciuto con la regola basilare del "non disturbare"... perché il mondo era degli adulti in un certo senso. Doveva piegarsi, annullare spesso la sua volontà, e si imbatteva contro gli spigoli dolorosissimi dei NO, dei divieti, delle punizioni non appena trasgrediva.

Un bravo bambino era quello in grado di fare sue le leggi e le regole che erano fuori di lui ed erano sempre esistite, scelte a monte dal sistema famigliare, coordinato a una tradizione precisa.

Il bambino che non era in grado di adattarsi veniva piegato, prima con minacce di essere spedito in fantomatici collegi per bambini cattivi, poi con vere e proprie operazioni di raddrizzamento. Ma spesso bastava un certo sguardo del padre per raddrizzare le storture e annullare la dissidenza del figlio.

Oggi, correggetemi se sbaglio, quando nasce una creatura avviene immediatamente un'investitura regale su di lei, che diventa il perno su cui l'intera famiglia si muoverà da lì in poi. Si forma immediatamente una corte fatta non solo dai genitori, ma da nonne e nonni, da zie e zii, dove forse le uniche figure disilluse, quando esistono, sono i fratelli maggiori, per il semplice motivo che sono stati detronizzati, non per altro.

In un ambiente di questo tipo, dove la preoccupazione cardine di tutta la famiglia è sempre e solo che la divina creatura stia bene, che dorma il giusto (un giusto che non è mai il giusto per la creatura stessa ma per i genitori, i nonni e la corte intera), che mangi il giusto, che si scarichi il giusto e faccia i ruttini giusti, i genitori hanno sempre più difficoltà a dire quei meravigliosi NO che aiutano a diventare adulti in un mondo in cui i NO, ad ogni modo, arriveranno prima o poi.

Il senso del limite, in parecchie famiglie, è venuto meno o, meglio, non esiste quasi più.

Non è colpa dei figli, né delle famiglie in fondo: se proprio dovessi fare il gioco delle colpe e individuarne una, temo sia della cultura, che si è piegata - sotto la guida dei media - al discorso del capitalista, con il conseguente spegnimento delle regole e, a seguire, del desiderio.

Sergio Omassi Edipo 02Quando il "perché no?" è disastroso.

Ho parlato spesso del perché no? virtuoso, quando è usato per aprire la mente ed accogliere le idee degli altri, ma esiste un perché no? oscuro, dall'altra parte della medaglia, ed è quello che nasce dall'assenza di limiti o, che dir si voglia, dalla mancanza di valori etici.

Sono stati questi perché no? a spingere alcuni giovani, anni fa, a lanciare sassi dai cavalcavia. Sono stati quest perché no? a legittimare altri giovani a dar fuoco a un clochard. Ma, in fondo, che esempi hanno i giovani d'oggi?

Gli stessi perché no? sono responsabili della politica corrotta, dei bunga bunga, delle bustarelle, delle richieste di raccomandazione, dei furbetti del quartierino, dei preti pedofili, degli infermieri che maltrattano gli anziani per anni prima di essere inchiodati da qualche telecamera...

Quando tutto è possibile, quando i limiti non sono definiti e diventano elastici, allora è un attimo travalicarli, senza timori di essere puniti o di pagare un prezzo.

Credo che la cultura del limite, fondamentale in una società evoluta che vive nel rispetto degli uni per gli altri, abbia il suo terreno fertile in primis nella famiglia e in seguito nella formazione scolastica.

Sergio Omassi Edipo 03I limiti possono essere appresi per "contagio"

Ricordo, come fosse ieri, la mia prima lezione in aula a ragazzi di IV° superiore. Si trattava di un progetto pilota in un IPSSAR (scuola superiore) della mia città, che prevedeva l'erogazione di un corso sul linguaggio non verbale già tenuto ai docenti dello stesso istituto.

Era la prima volta per me: mi sarei trovato davanti venticinque allievi tra i 17 e i 18 anni. Quando suonò la campanella, uscì dall'aula il professore precedente. Ci salutammo e lui mi disse:

"In bocca al lupo!" con l'aria di chi davvero voleva mettermi in guardia.

Gli chiesi: "In che senso?"

Mi disse: "Be', diciamo che non è la quarta più gestibile dell'Istituto: sono parecchio casinisti."

In effetti casinisti lo erano e lo potevo sentire con le mie stesse orecchie prima di entrare, ma anche nei due o tre minuti che passarono finché non presi la parola e dichiarai brevemente di cosa avremmo parlato per una decina di lezioni da quel giorno in poi.

Come sempre faccio, per prima cosa misi il focus sull'importanza delle relazioni interpersonali, dei valori e dell'etica che dovrebbero guidarle, di come sono le nostre relazioni a definire chi siamo, ma tutto questo lo feci porgendo loro domande, aprendo dibattiti e guidandoli con domande a imbuto, che li portassero ad essere pronti alla lezione vera e propria.

Quei ragazzi erano assolutamente incantati: a volte qualcuno di loro faceva battute ironiche, si rideva per qualche minuto, ma poi l'attenzione tornava ad essere curiosità, verso un argomento così nuovo per loro.

Chi è nato RE vuole essere ascoltato!

Non dovetti mai alzare la voce, mai riprendere qualcuno, né tanto meno ricorrere a provvedimenti punitivi. Il corso fu un successo e ancora oggi alcuni allievi mi scrivono per chiedermi consigli sulla materia, alla quale ovviamente devo il successo del progetto, non tanto alle mie modalità didattiche.

Credo sia splendido che la nostra società si sia affrancata dalle metodologie educative del passato, dalle bacchettate sulle mani, dalle ginocchia sui ceci e dalle punizioni continue nell'ottica del raddrizzamento delle storture, ma il limite è necessario ed utile.

Sono convinto, forse utopisticamente, che possa essere appresa la cultura del limite, in una maniera morbida che sappia assecondare l'individualità del bambino o del ragazzo, semplicemente offrendogli un ambiente di crescita in cui si viene contagiati dal rispetto del limite, tramite buoni esempi viventi, tramite osmosi...

Sicuramente non eleggendolo RE o REGINA alla nascita.

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Sergio Omassi

Sono un life coach e un formatore: ti aiuto a prendere la direzione migliore, rispettando la molteplicità che ti contraddistingue.


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