Mercoledì, 29 Maggio 2019 14:42

Conosci te stesso In evidenza

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Sergio Omassi conosci te stesso 01

Solo l'essere umano ha la spinta a volersi conoscere, ma non tutti vogliono farlo

Un'antichissima iscrizione, sul frontone di un tempio a Delfi, ci ha accompagnato nei millenni spingendoci a una continua ricerca introspettiva e filosofica.
Ma è possibile conoscere se stessi, secondo te?

Tra gli esseri viventi siamo gli unici ad avere inseguito per millenni questa chimera: un monito che forse fa parte proprio del nostro DNA, prima ancora di essere pronunciato da Apollo nei panni dell'Oracolo di Delfi.

Quante interpretazioni possiamo dare di questo monito?

Sicuramente parecchie, ma l'antico oracolo dell'epoca Micenea (1600 a.C.) intendeva chiaramente: conosci la tua vocazione, secondo misura, ovvero conosci anche i tuoi limiti.

Eh sì, nella visione dei greci antichi era un attimo subire l'ira degli dei per un uomo che si fosse macchiato del peccato di hybris, che è la tracotanza, la superbia, il supervalutarsi fino credersi simile agli dei stessi. A quel tempo era fondamentale conoscere i propri limiti e rispettarli, restare nella misura, cosa che sarebbe così meravigliosamente elegante anche per molti di noi oggi.

L'invito a conoscere la propria vocazione, pena il non poterla realizzare, è oggi un tema piuttosto alla moda e fa da leitmotiv a parecchia formazione sparsa sul territorio non solo italiano, dalla newage fino ai corsi di leadership evoluta.

Sergio Omassi conosci te stesso 02Nietzsche... che dice?

Il grande filosofo tedesco, grande estimatore della cultura e dei valori ellenici, riprese il concetto di eudaimonia, parola greca che in senso lato significa felicità, ma etimologicamente ha radici ben più profonde e intende: buona realizzazione del proprio demone interiore.

Ecco che l'invito "conosci te stesso" diventa ricco di significato in questo senso e, appunto, ha a che fare con la propria vocazione, con ciò che intimamente siamo, con il motivo per cui siamo al mondo.

Chi raggiunge l'eudaimonia è colui che realizza il suo scopo e, quindi, è inevitabilmente felice: è l'oltreuomo di cui parlava Nietzsche stesso, che fu d'ispirazione al superuomo del nostro D'Annunzio.

Ok, fin qui interessante, Omassi, ma come si può conoscere se stessi?

Come dico sempre in aula, è la qualità delle nostre relazioni a dire chi siamo ed è veramente difficile autodefinirci.

Quando faccio questo esperimento durante i corsi, mi rivolgo a un allievo a caso e gli chiedo "chi sei?": mai una volta ho ricevuto una risposta certa. Per lo più gli interrogati esordiscono autodefinendosi secondo la professione che svolgono: sono un architetto, un medico, un commercialista, ecc, oppure sorridendo usano altre formule più simpatiche come: sono una mamma, sono una nonna, sono un sognatore (quest'ultima definizione già si avvicina a una risposta corretta) ma chi è veramente... nessuno sa dirmelo.

Solamente gli altri possono dire chi siamo e ci saranno tanti noi quanti sono gli altri.

Sergio Omassi conosci te stesso 03Qualcosa è possibile, però, e può essere meraviglia.

Potremmo sapere cosa proviamo, quali emozioni viviamo, grazie a un percorso di auto-consapevolezza che, come dico sempre, dovrebbe essere portato avanti, in una società evoluta, fin dall'inizio della scolarizzazione dell'individuo, ma è possibile anche da adulti.

La metaconsapevolezza è già un ottimo punto di partenza per sapere chi siamo, perché sono le nostre emozioni a decidere dove spingerci, verso quali azioni andremo, verso quali scelte. Grazie ad essa possiamo diventare registi del nostro sistema emotivo e non subire i sequestri neurali di cui parla Goleman dal 1995, dovuti all'incapacità di gestione delle nostre emozioni.

Inoltre possiamo conoscere i bisogni del nostro inconscio - che preferiamo chiamare io bambino - quali sono i suoi appetiti, come nutrirlo da bravi genitori premurosi, per farlo stare in equilibrio, allineandolo il più possibile agli obiettivi dell'io adulto, ai fini di una vita felice.

La serenità possiamo lasciarla a chi si accontenta della serenità, che spesso nasce e fiorisce entro i confini delle più lussuose zone di comfort e, proprio per questo, non sarà mai felicità.

Sergio Omassi conosci te stesso 04Freud disse "l'Io non è padrone in casa propria"

«(...) la (...) più scottante mortificazione, la megalomania dell’uomo è destinata a subirla da parte dell’odierna indagine psicologica, la quale ha l’intenzione di dimostrare all’Io che non solo egli non è padrone in casa propria, ma deve fare assegnamento su scarse notizie riguardo a quello che avviene inconsciamente nella sua psiche. Anche questo richiamo a guardarsi dentro non siamo stati noi psicoanalisti né i primi né i soli a proporlo, ma sembra che tocchi a noi sostenerlo nel modo più energico e corroborarlo con un materiale empirico che tocca da vicino tutti quanti gli uomini»

Così scriveva Freud nell'Introduzione alla Psicanalisi (1917).

Fai attenzione alla frase in grassetto, dove, secondo Freud, si celerebbe proprio questa mortificazione per l'essere umano.

Si è trattato di una grande verità, inconfutabile per decenni, poiché quelle "scarse notizie riguardo a quello che avviene inconsciamente nella sua psiche" erano accessibili solamente ai professionisti della psicanalisi o dell'ipnosi, ai quali, chi voleva conoscersi, doveva rivolgersi, e non tutti avevano la possibilità di sostenere spese del genere.

... ma poi arrivò la Psicologia Analogica e il dialogo con l'inconscio divenne accessibile a tutti

Stefano Benemeglio, lo Psicologo italiano che a partire dal 1960 circa teorizzo la Psicologia Analogica, ovvero la psicologia delle emozioni, scoprì il linguaggio analogico dei pruriti, il simbolismo comunicazionale e l'ipnosi dinamica, diede a tutti una grande opportunità: poter dialogare con la propria istanza inconscia e capirne i messaggi, i bisogni, gli appetiti, i vincoli emotivi, i sigilli che impediscono a molti di raggiungere i propri sogni in libertà con la propria coscienza.

Un vero e proprio linguaggio, che si muove nel mondo non verbale, con il quale allinearsi al proprio io-bambino, che non è più visto come un'istanza irrazionale, selvaggia, meramente istintuale come fu dipinta per secoli dai filosofi prima e dagli psicologi poi.

Se esiste un linguaggio va da sé che esista una razionalità, una logica, seppur molto diversa da quella della nostra istanza adulta.

Conoscere se stessi, quindi, oggi è possibile poiché i mezzi sono disponibili, accessibili e apprendibili.

Chi si sottopone per la prima volta a test o a esperimenti di dialogo con il proprio inconscio - ad esempio nei corsi che teniamo Simone Cerri ed io - ne rimane talmente sorpreso che spesso si commuove e piange di gioia.

Se vuoi approfondire

Se ti ha colpito la tematica di cui ti ho parlato e volessi approfondire, ecco alcuni link:

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Sergio Omassi

Formatore in Comunicazione Efficace, Life Coach
Esperto di linguaggio non verbale


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