Autogestione e potenziamento emozionale

Ognuno costruisce la realtà che poi subisce... ma imparare a gestirla è possibile.

Docente: Sergio Omassi | Trainer e coach in Discipline Analogiche, esperto di Ipnosi Dinamica e Problem Solving in chiave strategica
Monte ore: 16 (4 sessioni da 4) | si consiglia un lasso di tempo di almeno una settimana tra le sessioni.

Numero massimo di partecipanti: 15
Materiale utilizzato: dispense didattiche, lavagna a fogli.

autogestione 400Presentazione a cura del docente

Quante volte ci troviamo nell'incapacità di gestire le nostre emozioni, siano esse di insicurezza, di paura, di rabbia, di risentimento?
E quante volte, dopo avere subito la nostra stessa emozione, e aver raggiunto risultati discutibili, tendiamo a dare la colpa a noi stessi o agli altri?

SUBIRE: dal lat. subire, significa "andare sotto" e quindi "sopportare qualcosa", il contrario del significato di GESTIRE, che esprime "avere il controllo di qualcosa".

Perché accade, quindi, che pur mossi dalle migliori intenzioni, a causa di particolari stati emotivi che si scatenano in noi, ci troviamo ad agire proprio in quel modo che poi etichettiamo come "irrazionale"?

La spiegazione che ci offre la psicologia tradizionale, e viene meravigliosamente approfondita, in maniera innovativa e concreta, dalla Psicologia Analogica, è che l'essere umano ha due istanze, che possiamo definire "razionale" e "inconscia", oppure "pensiero" e "istinto". Spesso queste due modalità non sono congruenti: ci spingono ad azioni o reazioni diametralmente opposte... ma l'inconscio ha sempre la meglio.

La filosofia New Age del "pensiero positivo" ha il suo senso solo quando l'individuo è "risolto", ovvero ha riconosciuto le sue aree funzionali e quelle disfunzionali, è consapevole di se stesso ed è in grado di gestire il suo mondo emotivo. Allora il pensiero positivo è rafforzativo di un equilibrio già buono di per sé, viceversa non dà risultati a lungo termine.

Un esempio per chiare meglio questo concetto:
Prendiamo un soggetto di circa 25 anni che deve affrontare la discussione della tesi, davanti a una commissione di accademici e a una buona parte di parenti, tra cui la mamma e il papà.
Ha studiato perfettamente l'argomento, impedendosi per mesi di uscire con amici e obbligandosi a concentrarsi. Ha preparato delle slides ottimali per accompagnarsi nell'esposizione, l'ha provata più di 100 volte davanti allo specchio... ma sente una sensazione di ansia che cresce sempre più, man mano si avvicina il giorno della prova.
Che cosa accade in questo soggetto, da una parte preparatissimo e dall'altra colpito da un'insicurezza crescente, che lo porta a riaprire lo stesso libro mille volte per avere conferme? Accade che inizia a rassicurarsi razionalmente, con frasi come "non può andare male", "ho studiato perfettamente e le prove che ho fatto a casa sono andate tutte bene", "se è andata bene a Tizio e a Caio, che non hanno mai studiato tanto come me...", "sono il numero uno", ecc.
Cerca, in poche parole, di fare una manovra di automotivazione ma, non conoscendo il mondo delle emozioni, lavora solo sul piano razionale, che è terreno, appunto, delle rassicurazioni mentali.

autogestione2 400L'inconscio parla una lingua differente e, come è inutile parlare in italiano a un giapponese, così è inutile motivare razionalmente se stessi quando l'inconscio rema contro: non potrà capire.
Ma torniamo al soggetto dell'esempio: si rassicura e si dà metaforiche pacche sulle spalle da un lato, mentre dall'altro sente aumentare quella fastidiosa ansia e la sensazione di perdere il controllo.
E la data cruciale si avvicina.
Come andrà a finire, secondo voi?
E com'è andata a finire quando è toccata a voi un'esperienza del genere, magari non all'Università, ma in un'importante riunione di lavoro, in una prova sportiva, o tra le lenzuola con il partner appena conosciuto?
L'ansia è stata gestita o irrimediabilmente subita?

Le Discipline Analogiche (D.A.) insegnano innanzitutto a diventare autoconsapevoli, o metaconsapevoli che dir si voglia, ovvero a saper riconoscere la nostra emozione in tempo reale, a darle un nome e un'identità precisa: è impossibile gestire ciò che non si conosce.

In secondo luogo le D.A. offrono una vera e propria metodologia di gestione delle proprie emozioni, una volta riconosciute, attraverso l'analisi dei 4 sigilli emozionali che possono bloccarci, a seconda delle situazioni e della nostra mappa emotiva di adulti:

  1. Paura del senso di colpa
  2. Paura dell'abbandono affettivo
  3. Paura del giudizio negativo degli altri
  4. Paura della disistima in se stessi

Il partecipante a questo workshop si mette in gioco, insieme al gruppo, e inizia a leggere la propria mappa emotiva con strumenti nuovi, che gli permettono di diventare fluido nelle relazioni con gli altri, dove per fluido intendiamo un individuo che sa scegliere la modalità espressiva e comunicativa più funzionale al raggiungimento dei sui obiettivi, come l'acqua di un torrente riesce a superare le pietre, che sarebbero ostacoli impossibili qualora avanzasse solo in direzione retta.

Un viaggio, quindi, alla scoperta di se stessi e delle proprie emozioni, che passa dall'apprendimento della lingua con cui il nostro inconscio ci parla, per arrivare a una serie di metodologie innovative di autogestione e miglioramento di ogni performance della vita.

Punti sviluppati in didattica:

  • Linguaggio, regole ed esigenze quotidiane del nostro inconscio
  • Identificare i propri sigilli emozionali
  • Come si comunica con la propria emotività: il negoziato analogico (DO UT DES)
  • Rieducazione del sistema di alimentazione emozionale: esercitazioni

Ogni partecipante ha diritto a un'ora di coaching individuale con il Trainer, momento nel quale possano emergere sfumature o lati caratteriali che vengono spesso bloccati dalla presenza del gruppo.

Per informazioni: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. | Coordinatrice: 339 8269027

 

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